Toscana
Se i contenitori vuoti diventano il simbolo della crisi economica
Ancora tante le concerie dismesse e rimaste inutilizzate 16 immobili difficili da riconvertire. Ma le eccezioni ci sono
DI GIACOMO PELFER
SANTA CROCE SULL’ARNO. Sono il tratto distintivo dell’urbanistica santacrocese. Vestigia gloriose del grande sviluppo economico di un tempo, divenute ormai un’eredità ingombrante in mezzo al tessuto urbano della cittadina del Cuoio. Sono ancora tante le concerie dismesse in attesa di conoscere il proprio destino, rimaste vuote dopo il trasferimento delle aziende nella nuova zona industriale: un processo avviato dal 1995 per separare la Santa Croce residenziale da quella produttiva, e che ormai può dirsi di fatto concluso. Più complicato il cammino verso la riconversione, che fino ad oggi ha visto una serie di piani di recupero interessanti, anche a ridosso del centro storico, ma che ha finito per arenarsi ormai da qualche anno, a dimostrazione di un mercato immobiliare praticamente fermo, ma anche della complessità di interventi che richiedono investimenti consistenti e rischiosi.
Il censimento. Censiti uno per uno dall’amministrazione, sono attualmente 16 (escludendo le ex officine Gozzini) i vecchi comparti abbandonati in attesa di recupero. Per 12 di questi, quelli che insistono su aree strategiche per l’urbanistica di Santa Croce, il Comune ha previsto apposite “schede norma”, ovvero delle linee guida particolareggiate su come effettuare l’eventuale recupero, indicando gli indici, le destinazioni e distinguendo tra le parti da demolire e quelle tutelare. Le altre, invece, sono lasciate all’intervento diretto da parte del privato.
La mappa. Tra gli immobili tutt’oggi in abbondano, si contano in tutto 8 progetti di recupero presentati, di cui 7 già approvati diversi anni fa e poi rimasti fermi, congelati, in molti casi decaduti o archiviati. È il caso, ad esempio, dell’ex conceria Ciardi di via Morante, dove il progetto risaliva al 2006. Lo stesso vale per i due complessi tra la Francesca Nord e via Donica, così come per l’ex conceria Nuti Mario in via di Pelle. C’è poi il caso dell’ex conceria di via San Vito, alle spalle dell’Euro Spin, dove il recupero è stato attuato solo in parte. Gli ultimi progetti approvati e poi rimasti congelati risalgono al 2010: uno in via Donica, l’altro per l’immenso complesso dell’ex conceria Antilope in via di Pelle (4500 metri quadri), dove era prevista la costruzione di ben 69 appartamenti. Ci sono poi tanti altri casi dove la riconversione non è stata ancora ipotizzata, come le ex concerie Panchetti in via Donica, Il Veliero in via del Bosco, Arno in via di Pelle o la Bertini Franco di via Angiolieri.
Le eccezioni. Negli ultimi anni, in pratica, l’unico piano di recupero andato in porto è quello dell’ex complesso delle concerie Dolmen e Quadrifoglio (presso il Penny Market). Ad oggi, invece, l’unico procedimento in corso, che a breve arriverà in consiglio comunale per l’adozione, è quello della conceria Nobel di Via San Tommaso, dove lo scorso luglio la caduta di alcune tegole aveva costretto alla chiusura della strada. Qualche segnale positivo, infine, sembra arrivare dall’ex Camaleonte di via Francesca Sud.
La sfida. «Come amministrazione – commenta il sindaco Giulia Deidda – l’obiettivo è fare in modo che i recuperi si inseriscano in un certo contesto, in modo da favorire una rigenerazione degli spazi urbani. In molti casi, tuttavia, la difficoltà è legata anche alla pluralità di proprietari cui fanno capo gli immobili». A ciò si aggiunge il blocco del mercato immobiliare, dopo la corsa al mattone di qualche anno fa che ha lasciato invenduti numerosi appartamenti. «È difficile pensare che certe previsioni abbiano ancora un senso – dice Deidda – Per il futuro dovremo trovare dei meccanismi di compensazione che rendano conveniente l’investimento, magari attraverso incentivi sugli oneri o promuovendo il risparmio energetico».
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