Il Tirreno

Pontedera

Pirogassificatore, solo un’opzione

di Nilo Di Modica
Pirogassificatore, solo un’opzione

Da Aquarno arrivano spiegazioni sulla sperimentazione per ricavare energia dai fanghi conciari

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SANTA CROCE SULL’ARNO. «Sono molto deluso dal modo in cui viene presentata l'attività del Consorzio, che da sempre porta avanti in modo trasparente sperimentazioni, grazie alla preziosa collaborazione con gli imprenditori». Risponde per le rime Massimo Bertacca, presidente di Aquarno spa, ai quesiti posti alcuni giorni fa da Rifondazione Comunista San Miniato. Nodo della questione il nuovo impianto pilota installato presso il Consorzio al fine di sperimentare nuove metodologie per la valorizzazione energetica e lo smaltimento dei fanghi residui dalle lavorazioni delle conce, che fra le varie opzioni prevede anche un processo finale di pirogassificazione.

«Non capiamo tutta questa meraviglia, noi sperimentiamo da sempre per migliorare tutto il processo di smaltimento dei residui della lavorazione delle pelli – commenta Michele Matteoli, presidente del consorzio Cuoiodepur – Non tutte le sperimentazioni vanno a buon fine, ma siamo orgogliosi di portare avanti le nostre ricerche, come siamo soddisfatti dello stretto rapporto che ci lega al territorio e agli imprenditori che con coraggio investono in ricerca». La sperimentazione, avviata a metà dell'anno scorso e che potrà protrarsi fino alla fine dell'anno, con eventuale ulteriore proroga di sei mesi fino a metà 2015, riguarda un processo di smaltimento in due fasi volto alla produzione di energia dai fanghi conciari.

Un progetto finanziato al 60% dalla Regione (circa un milione e quattrocentomila euro) ed al 40% da privati (circa un milione di euro). La prima fase consiste nell'immissione del materiale, unito ad apposite soluzioni di batteri, in un ambiente riscaldato e privo di ossigeno (digestore). In tale ambiente il lavoro dei batteri permetterà la produzione di metano, derivato da buona parte della massa originaria dei fanghi e un prodotto di scarto, sul quale si concentra la seconda fase, che vaglierà alcune opzioni di rivalutazione: come base per materiali di coibentazione, come fertilizzante e prodotto da utilizzare per il compostaggio di rifiuti organici e, infine, come materiale da sottoporre a pirogassificazione al fine di produrre ancora energia.

«Mi sembra incredibile che nel descrivere questo progetto si sia deciso si soffermarsi solo su questo ultimo processo – continua Bertacca – Il quale, come per tutto ciò che faremo in questa fase sperimentale, sarà monitorato e analizzato a fondo, per produrre una documentazione che, come da regolamento imposto dal bando della Regione, dovrà essere comunicato agli enti e pubblicato sul sito». Stessi toni usati anche dal direttore di Assoconciatori, Piero Maccanti, che ha tenuto a precisare come questi impianti di nuova generazione siano “non aggiuntivi” ai processi già in atto nel Comprensorio. «L'alternativa è continuare a fare quello che già facciamo ad Ecoespanso, che ai suoi tempi era la soluzione migliore possibile. Oggi ciò che vogliamo è trovare un modo più ottimizzato per trattare i fanghi di questo territorio. Vogliamo semplificare lo smaltimento di ciò che già c'è da smaltire».

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