Il Tirreno

Pontedera

Tre ragazzini uccisi da una mina tedesca La targa dopo 70 anni

di Giacomo Pelfer

Domani la cerimonia a La Catena grazie al circolo Arci La vicenda ricostruita dall’appassionato di storia Cintelli

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SAN MINIATO. È una di quelle storie che rischiavano di sparire, di quelle che si perdono nel tempo insieme ai suoi protagonisti e testimoni. Una storia “piccola” rispetto alla vastità della guerra, ma insieme tanto grande nella sua drammaticità.

È la storia di due famiglie spezzate, distrutte dalla morte improvvisa di tre ragazzi fra i 9 e i 15 anni, uccisi dallo scoppio di una delle tante mine lasciate dai tedeschi in ritirata.

Una vicenda come tante, purtroppo, della seconda guerra mondiale, ormai pressoché ignota alle nuove generazioni. Da qui l’obiettivo di tramandarne la memoria, a 70 anni di distanza, con l’apposizione di una targa voluta dal circolo Arci de La Catena con il patrocinio del Comune di San Miniato.

Cerimonia in programma per domani alle 18 in via Castellonchio, lungo il muro di cinta dell’ex fattoria de La Badia a La Catena, nello stesso luogo dove i ragazzi persero la vita.

Ricomporre la storia. Il merito dell’iniziativa va ad Enzo Cintelli, presidente del circolo, ex assessore, nonché grande appassionato di storia locale, impegnato da anni, anche attraverso il Comitato “Giuseppe Gori”, a “ricomporre” i tanti pezzi del mosaico drammatico che la guerra ha lasciato sul territorio di San Miniato. Nel 2005, Cintelli aveva pubblicato una raccolta di testimonianze, dal titolo “Un baule per la libertà”, su una serie di episodi avvenuti a La Catena nel corso del 1944, raccontando, tra le altre, anche la storia dei tre ragazzi dilaniati da una mina.

La vicenda. Due di loro erano figli del contadino Pietro Pucci, mezzadro della fattoria della Badia, che già il 2 di settembre era rimasto miracolosamente illeso dalla scoppio di una mina mentre era a bordo di un carro carico di fieno. Un paio di mesi prima, infatti, prima di ritirarsi sulla sponda destra dell’Arno, i tedeschi avevano disseminato la zona di mine antiuomo e anticarro per rallentare l’avanzata degli Alleati. Il destino, però, non era ancora in pari con Pietro Pucci, che 20 giorni dopo, in quel 22 di settembre, stava rientrando dai campi tenendo per mano le vacche alla testa di un nuovo carro. A bordo c’erano i due figli Franco di 13 anni e Adelmo di 9, insieme all’amico Giulio Agabiti, 15 anni, figlio di Guido, altro mezzadro della Badia. Arrivati davanti alla tabaccaia, una ruota urtò sulla mina facendo a pezzi i tre ragazzi. Il tutto davanti agli occhi del fratello di Giulio, Renzo, che per puro caso era sceso del carro e stava correndo per risalirci, e di cui Cintelli riporta la testimonianza nel libro.

La cerimonia. Fratelli e sorelle delle tre vittime saranno presenti alla cerimonia di domani: per la famiglia Pucci ci saranno Mauro, Loriana, Franco (a cui fu dato il nome del fratello scomparso) Gabriella e Franca, insieme a Cesarina Agabiti, sorella di Giulio. All’iniziativa interverranno il sindaco Vittorio Gabbanini, il parroco don Giampiero Taddei e la presidente della Cia di Pisa Francesca Cupelli.

L’altra targa. L’evento segue una cerimonia analoga organizzata a luglio per un’altra vicenda poco conosciuta de La Catena: la fucilazione, il 13 luglio’44, di due soldati italiani originari della Campania, Rodolfo Mazzeo e Domenico Di Resta, catturati dai tedeschi chissà dove dopo l’armistizio dell’8 settembre ‘43, e che proprio a La Catena, mentre venivano trasferiti verso Nord, erano riusciti a fuggire trovando rifugio presso alcune famiglie della zona. Nell’estate del ’44, però, nel corso dei rastrellamenti successivi all’uccisione del maresciallo tedesco, i due ragazzi furono individuati e fucilati per rappresaglia. Anche per loro, una targa voluta dal circolo Arci è stata posizionata sul muro della villa di Castellonchio dove persero la vita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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