Il Tirreno

Pontedera

Il Comune si perde la casa per colpa della distrazione

di Sabrina Chiellini
Il Comune si perde la casa per colpa della distrazione

Palazzo civico non ha mai perfezionato l’acquisizione dalla ditta che lo costruì Oltre al danno la beffa: c’è la condanna per l’occupazione abusiva in questi anni

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CASCINA. Il Comune si perde la proprietà di una casa per distrazione.

Sembra incredibile, ma è la storia scritta nera su bianco in una “determinazione” che potrebbe finire alla Corte dei Conti. Vediamo di che si tratta.

Il Comune di Cascina, ormai alcuni anni fa - si parla del 1983 - si è dimenticato di acquisire al patrimonio pubblico un appartamento che la società Edilnova, poi fallita, avrebbe dovuto cedergli a scomputo degli oneri di urbanizzazione, in via Tosco Romagnola a San Frediano a Settimo.

Dal 31 dicembre del 1983, come riportano gli impegni sottoscritti tra Comune e azienda fallita, l’alloggio è passato nella disponibilità pubblica che lo ha utilizzato, dandolo in affitto, per sistemare famiglie alle prese con l’emergenza sfratti. Ma nessuno – e ora si apre la caccia alle responsabilità - si è preoccupato di stipulare un contratto di trasferimento della proprietà dell’appartamento all’ente locale.

L’Edilnova non lo ha fatto, il Comune meno che mai. E quando quest’ultimo ha pensato che era arrivata l’ora di far valere i propri diritti (nel 1995) l’impresa costruttrice era fallita e il curatore fallimentare si è opposto alla richiesta del Comune. Anche il tribunale di Pisa ha dato uno “schiaffo” all’amministrazione con una sentenza del 2002 in cui si ricorda che il diritto alla cessione dell’appartamento era andato in prescrizione in quanto non era stato esercitato nei termini di legge, entro i 10 anni.

L’alloggio quindi è finito nel calderone patrimoniale del fallimento. Non solo. A quel punto il curatore ha citato in giudizio il Comune e gli ha chiesto un risarcimento per conto dell’Edilnova per i danni causati dal mancato utilizzo.

Altra doccia fredda: l’ente locale è stato condannato, nel settembre 2012, a pagare alla curatela fallimentare un danno di 7.685 euro (con rivalutazione e interessi) per l’occupazione abusiva dell’appartamento dal dicembre 1998 al settembre 2003, dichiarando prescritto il risarcimento del danno dal 1988 al 1998 che altrimenti sarebbe stato un altro onere a carico dei cittadini.

L’amministrazione a questo punto ha fatto l’unica cosa possibile per uscire dal pasticcio: ha presentato un ricorso in appello contando sul cavillo giuridico che nella sentenza c’era un errore materiale. Nell’attesa del secondo grado di giudizio, mentre sono passati 30 anni, gli avvocati sono al lavoro per trovare una soluzione transattiva della controversia. Per finire: in questi giorni, il Comune ha pagato circa 500 euro all’agenzia delle entrate per le spese di registrazione della sentenza di primo grado. Ma presto dovrà mettere di nuovo mano al portafoglio. Spese che non eviteranno la brutta conclusione di dover dire addio alla proprietà dell’alloggio.

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