Il Tirreno

Pontedera

Un pirogassificatore ad Aquarno

di Nilo Di Modica
Un pirogassificatore ad Aquarno

È quello sperimentale del progetto Meta, finanziato dalla Regione. Rifondazione chiede chiarezza

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Sembra non esserci pace per il mondo ambientalista della Zona Cuoio. È notizia di questi giorni, infatti, l'installazione, già avvenuta nella sede del Consorzio Acquarno spa a Santa Croce sull’Arno, di un nuovo impianto di “valorizzazione energetica e recupero di materia dai fanghi di depurazione”. Lo specifico “impianto pilota di pirogassificazione di proprietà di Italprogetti attualmente in fase di collaudo” a Santa Croce è parte di un progetto denominato Meta (Matter and energy from tannery sludges), finanziato tramite il Bando unico di ricerca e sviluppo del settore ricerca industriale della Regione Toscana per un investimento ammesso totale di 2.420.000 euro.

Pirolisi e gassificazione. La natura sperimentale e “del tutto innovativa” dell’intero progetto, descritto anche sul sito www.progettometa.it, si fonda sulla connessione di due processi di pirolisi e gassificazione al fine di convertire biomasse (in questo caso i fanghi essiccati) in energia combustibile, una “conversione termica in ambiente riducente” volta alla produzione di gas (Syngas) successivamente bruciato al fine di produrre energia. Processo che, si legge nella descrizione del progetto, produrrà anche ceneri di scarto. Nello stesso sito internet si legge che, del progetto fanno parte la conceria Martini di Santa Croce sull’Arno, il consorzio Cuoiodepur, il Polo tecnologico conciario (Poteco), il consorzio Sgs, il Consorzio conciatori di Ponte a Egola, l’Università di Pisa e gli stessi Aquarno e Italprogetti

L’attacco di Rifondazione. Il primo a passare la notizia sotto la lente d'ingrandimento, dopo alcune indiscrezioni lanciate dalla Cuoiodepur durante l'estate, è il circolo di Rifondazione Comunista di San Miniato. «Il presidente di Cuoiodepur non ha mai risposto alle domande che gli abbiamo rivolto dopo le sue anticipazioni – scrivono dal Prc. – Non vorremmo che fosse per evitare di parlare di cose che potrebbero allarmare la popolazione, magari a buona ragione, come pirogassificatori e affini. Il quadro che si delinea ci pare assai preoccupante. Dopo questi silenzi, infatti, abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti in Regione ed un solerte avvocato di quell’ente ci ha informato dell'esistenza di questo progetto. Ma i cittadini, che contribuiscono di tasca loro a finanziarlo, non è detto che possano vederlo, quel progetto, a causa di eventuali segreti tecnici e commerciali. Così ci ha scritto il solerte avvocato della Regione, anch’egli pagato da noi, si suppone. Dovremo fare altre richieste, e sperare».

Natura sperimentale. A preoccupare Rifondazione, oltre alle difficoltà di accesso agli atti, è la natura sperimentale di tutto il progetto. «Abbiamo fatto qualche ricerca, a partire da quel poco che avevamo, ovvero il nome del progetto: Meta – scrivono dal Prc – Sul loro sito internet abbiamo scoperto che si tratta di un impianto pilota, ma di una taglia che viene descritta come “significativa per il successivo scale-up dell’impianto alla taglia commerciale”, come se si stesse già pensando di riportarlo su scala industriale. Perché la popolazione non è stata informata della sua realizzazione? Ora le autorità si affretteranno a dirci che si tratta di poco più di “un forno da pizza”, cercando di tranquillizzare i cittadini di un distretto che ormai ha sopportato tutto. Ma la gente non ne può più. Purtroppo l’appoggio al pirogassificatore di Castelfranco da parte della Regione, peraltro contro il processo partecipativo che aveva visto la popolazione contraria, ha evidentemente aperto la strada a questi impianti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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