Il Tirreno

Pontedera

Rinasce la pieve di Corazzano

di Giacomo Pelfer
Rinasce la pieve di Corazzano

Restauro finanziato dalla Fondazione Carismi, apertura straordinaria per la sagra del tartufo

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SAN MINIATO. I lavori sono ancora in corso e non si concluderanno prima della prossima primavera. Ma basta una prima sbirciata tra le mura dell’antica pieve di Corazzano per avere un colpo d’occhio che lascia di stucco. È come se la chiesa avesse ripreso vita, recuperata dopo la lunga agonia dell’abbandono in balia del tempo e dell’umidità. Forme e colori che tornano a risplendere: quelli delle decorazioni più recenti, risalenti al secolo scorso, che coprono l’intera superficie interna, insieme a quelli dell’affresco quattrocentesco della Madonna del latte, vero gioiello dell’antichissima pieve simbolo della Valdegola. È il frutto del restauro finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, di cui si potranno ammirare i primi risultati in occasione della Sagra del Tartufo di Corazzano, con un’apertura straordinaria fissata per il pomeriggio di sabato 4 ottobre.

La storia. Dedicata a San Giovanni Battista, la pieve è una delle pochissime chiese premillenarie della diocesi, citata addirittura in un documento dell’892. Un luogo che nel Medioevo ha conosciuto una fase di splendore testimoniata dallo stesso affresco della Madonna del latte, attribuito alla scuola di Cenni di Francesco, senza dimenticare la pala d’altare di Neri di Bicci oggi conservata al museo diocesano. Interamente decorata agli inizi del Novecento, la pieve ha conosciuto poi un lungo periodo di abbandono, tanto da rendere necessario, in occasione del Giubileo, un intervento di consolidamento della struttura.

Il restauro. «L’interno però era rimasto danneggiato – ricorda il parroco don Francesco Ricciarelli – Da tempo avevamo nel cassetto un progetto di restauro che alla fine siamo riusciti a finanziare partecipando a un bando della Fondazione». Il contributo, di circa 90mila euro erogati in tre anni, ha permesso di avviare i lavori affidati alla restauratrice Lidia Cinelli. Il recupero è partito dall’abside per poi proseguire lungo le pareti laterali, dove in numerosi punti la decorazione originale era completamente scomparsa, danneggiata dalla risalita dell’umidità e dalle infiltrazioni d’acqua dal tetto. La ripulitura ha riportato in luce, tra gli spicchi dell’abside, l’immagine di San Giovanni Battista e le insegne episcopali e patriarcali, la colomba dello Spirito Santo e le figure dei santi Pietro e Paolo ai lati dell’arco. I lavori hanno così permesso di apprezzare la decorazione in finto marmo di inizio Novecento, oltre a restituire in tutta la loro bellezza i colori della Madonna del latte. «Al momento – spiega don Francesco – manca solo la parte più bassa delle pareti, dove sarà realizzata un’intercapedine per bloccare la risalita dell’umidità. L’ultimo passaggio riguarderà alcune sistemazioni esterne e una nuova illuminazione. Per il futuro, un ulteriore intervento dovrebbe essere quello al castello delle campane».

Un gioello da volorizzare. Per la Valdegola è un po’ come ritrovare un pezzo della propria storia. Un gioiello che adesso merita di essere conosciuto, anche dal punto di vista turistico. «È indubbiamente uno dei monumenti più importanti della zona – dice don Francesco – Un elemento da valorizzare. Già oggi, del resto, ci sono turisti di passaggio che si fermano colpiti dalla sua posizione suggestiva in mezzo alle colline della Valdegola».

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