Italia
«Il maestro aveva modi intimidatori»
Il racconto di un’altra collega di Luigi Moretto, l’insegnante accusato di maltrattare gli alunni a Staffoli e Pontedera
PONTEDERA. Si avvia verso la conclusione il processo per fare luce sulle responsabilità del maestro Luigi Moretto, 61 anni, nato a Napoli e residente a Palaia, finito a giudizio per maltrattamenti verso fanciulli - un reato che prevede pene da uno a 5 anni - dopo le denunce dei genitori di alunni che frequentavano la scuola elementare di Staffoli e la “Gandhi” a Pontedera.
Ieri pomeriggio, in tribunale a Pisa, davanti al giudice monocratico Donato D'Auria, al pubblico ministero, Aldo Mantovani, alle parti civili e al difensore dell’imputato, è stata sentita la testimonianza di una collega di Staffoli del maestro e di una consulente della parte civile. L’insegnante si trova a processo non solo per i maltrattanenti ricostruiti alla scuola elementare “Torello della Maggiore” a Staffoli ma anche per altri episodi avvenuti a Pontedera, in tempi più recenti e dopo l’inchiesta che lo aveva coinvolto in precedenza. Moretto nel maggio 2012 fu messo agli arresti domiciliari dopo una prima denuncia e lunghe indagini dei carabinieri. Questi ultimi riuscirono a piazzare, senza che nessuno lo sapesse, le telecamere all’interno della classe dove Moretto faceva lezione. Quella frequentata dal bambino che spesso arrivava a casa con ematomi e raccontava di essere stato strattonato dal maestro. E le telecamere hanno documentato schiaffi, strattonamenti, reazioni più che brusche dell’insegnante. Scene di vita di classe già proiettate in tribunale. Scoppiato il caso, nel settembre 2012, l'insegnante era stato trasferito a Pontedera, alla scuola in Oltrera. E anche da qui era stato allontanato dopo una nuova denuncia. Ma Moretto si è sempre difeso, considerando ingiuste le misure adottate nei suoi confronti.
La collega, davanti al giudice, ha confermato di essere a conoscenza, soprattutto dopo i racconti degli scolari, dei metodi bruschi attribuiti a Moretto. A lei i bambini, in più di un’occasione, avevano raccontato che il «maestro Luigi prendeva un bambino a schiaffi anche quando non aveva colpe».
Ha poi ricostruito un episodio. «Entro nella classe di Moretto e vedo che alla cattedra ci sono due sedie. Una è mezza rotta. Dico ai bambini che dobbiamo chiamare la custode per rimuoverla. I bambini mi chiedono di non farlo. “Maestra quella è la sedia che il maestro Luigi batte per terra quando si arrabbia”». Le parole della maestra hanno confermato un altro aspetto, tirato più volte in ballo dai genitori che non si sentivano tutelati dalla direzione scolastica. «Non ho mai parlato di questa situazione con la dirigente scolastica in quanto lui, il maestro, aveva un atteggiamento intimidatorio», ha aggiunto la collega di Moretto. «Era anche un rappresentante sindacale e riusciva in qualche modo a fare passare la sua versione dei fatti». Una collega e una custode avevano avuto screzi con lui ed erano state trasferite. Un caso? Difficile dirlo.
Infine, l’insegnante ha raccontato di quando un alunno si era messo a fuggire nei corridoi. «Gli altri bambini lo invitavano a correre, altrimenti il maestro lo avrebbe picchiato».
La dottoressa Claudia Meini, psicologa e psicoterapeuta, consulente della parte civile, ha riferito su altri aspetti. Dall’esame del bambino al centro della denuncia di Staffoli, emerge che il maestro lo prendeva per i polsi e gli dava forti schiaffi. La classe spesso restava senza sorveglianza e quando l’alunno, che ha un lieve ritardo nell’apprendimento, preso di mira anche dai compagni lo raccontava il maestro gli dava del bugiardo.
Il processo è stato rinviato al 10 marzo per l’esame dell’imputato, ieri assente, per sentire i testi della difesa e per le conclusioni.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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