Toscana
Il vino è in salvo nonostante l’estate pazza e piovosa
La professionalità dei produttori pisani ha messo al riparo i vigneti dalle brutte sorprese e la qualità è garantita
PONTEDERA. C’è chi ha iniziato da alcune settimane e chi è partito solo da pochi giorni. È una strana vendemmia quella in corso. La qualità del vino sarà a dir poco eterogenea, a macchia di leopardo, nel senso che in una stessa area il buono potrà scontrarsi con l’ottimo e a volte con il mediocre. Per molti sarà l’andamento climatico e meteorico del mese di settembre, e di parte di quello di ottobre per alcune varietà tardive, a decidere il livello qualitativo della produzione. Infatti, se le prossime saranno giornate ricche di sole e scarse di pioggia, le possibilità di ottenere vini bianchi profumati, ricchi non solo di acidità ma anche di finezza e freschezza, e vini rossi equilibrati, non sono ancora tutte perse.
«Le precipitazioni del mese di luglio – spiega Fabrizio Filippi, presidente provinciale della Coldiretti – sono state eccezionalmente abbondanti. È caduto il 362% in più di pioggia rispetto al luglio del 2013. Poi ci si è messa anche la grandine che ha colpito alcune zone, tanto che i viticoltori sono stati messi a dura prova, ma hanno però gestito con tempestività la difesa dei vigneti tenendo sotto controllo la situazione. L'invaiatura, iniziata a fine luglio, è stata anch'essa condizionata dalle basse temperature e non è stata troppo omogenea. Si sono riscontrati – prosegue – anche diversi danni a causa di un aumento del mal dell’esca su tutte le cultivar».
È stata un’annata sofferta, che ha richiesto un presidio quasi giornaliero, quella del Podere Spazzavento, a Ponsacco, che produce vino Chianti biologico. Le sue viti sono state colpite anche dalla grandine. «A livello quantitativo – commenta Alessandro Piceni Belli, titolare dell’azienda agrituristica – un aumento della produzione è probabile: le uve sono tante, gli acini molto grandi e le rese dovrebbero essere abbondanti».
«Fare previsioni in questo settore – spiega l’enogastronomo Enrico Bimbi, ideatore e promotore del Festival del Chianti delle Colline Pisane – è sempre un azzardo. Probabilmente, il vino di quest’anno avrà il pregio di essere particolarmente fresco e profumato. La bassa temperatura ha consentito all'uva di conservare tutta la sua carica aromatica ed una buona concentrazione di acidi. Di contro dovremmo avere una struttura un po' debole con una alcolicità più bassa. Insomma, un vino diluito a causa delle piogge che hanno ingigantito i grappoli e gli acini. Una problematica questa, registrata in parte nella vendemmia 2002, che può essere parzialmente risolta se scegliamo di fare meno produzione, in modo da distribuire l'apporto nutrizionale proveniente dall'apparato radicale a meno grappoli, con beneficio di una maggiore concentrazione polifenolica e zuccherina. Il vero problema di quest'anno è comunque lo stato sanitario della vite. L'andamento è stato particolarmente anomalo, a cominciare dalle prime fasi vegetative in forte anticipo a causa di un inverno quasi inesistente che ha diminuito il tempo del letargo. Da giugno è arrivata grande umidità con piogge intense e persistenti che hanno creato condizioni particolarmente favorevoli allo sviluppo di malattie fungine quali peronospora, oidio, mal dell'esca e botrite. La speranza di un agosto assolato in grado di risollevare un po' la salubrità della pianta è naufragata. In queste condizioni – prosegue Bimbi, il quale è anche sommelier – emerge la professionalità del vigneron. Chi è stato bravo in vigna ed ha messo in atto i sistemi efficaci per affrontare adeguatamente tali problemi (chi fa il biologico deve essere ancor più preparato), riuscirà comunque a portare a casa dei buoni risultati qualitativi anche se, forse, con meno quantità. Ultima considerazione è quella positiva che le piante non sono in sofferenza di mancanza idrica e sono molto reattive. Questo vuol dire che un po' di sole settembrino è ancora in grado di fare la differenza, ovviamente in riferimento al sangiovese ed altri tardivi».
Sono soddisfatti alla tenuta Usiglian del Vescovo, nel comune di Palaia. «Grazie ai nostri suoli sabbiosi che hanno risolto il problema della tanta pioggia caduta – affermano Francesco Lomi e Ifidelio Di Sessa – l’uva è davvero bellissima. Non c’è stato il minimo ristagno d’acqua. Il nostro vino sarà forse un po’ meno alcolico, sui 13 gradi, ma sarà molto equilibrato e dotato di una discreta dose di eleganza».
Secondo Piergiorgio Castellani, dei vini omonimi e vincitore dell’ultimo Festival del Chianti pisano organizzato da Il Tirreno, l’andamento climatico è stato estremamente difficile, con un’estrema piovosità e temperature medie più basse della norma. Sarà un’annata accettabile ma non eccezionale. La quantità, invece, non calerà, visto che per la tanta umidità le uve sono molto ricche di succo».
Ha fatto scattare la vendemmia da circa una settimana Ginevra Venerosi Pesciolini, della tenuta di Ghizzano. «Quest’anno – dice – c’è stato bisogno di fare più passaggi tra le vigne, perché non c’erano le sufficienti maturazioni. Quello che ha sofferto di più è stato sicuramente il Sangiovese, di cui è possibile salvare solo una parte. Il Merlot ha una bellissima uva ed anche il Cabernet sarà bello, con una buccia molto dura. Per il Sirah, invece, per la buccia fine che ha è stata veramente un’annata no. Ritengo che la qualità venga preservata, a scapito ovviamente della quantità, che sarà minore».
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