Il Tirreno

Pontedera

Più difficile per i disabili andare in gita scolastica

di Sabrina Chiellini
Più difficile per i disabili andare in gita scolastica

La denuncia di due madri: sta per essere firmato un accordo di programma che scarica tutti i costi sugli istituti che sono alle prese con la mancanza di fondi

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PONTEDERA. Il suono della campanella di inizio dell'anno scolastico riapre vecchi problemi. Una nuova tegola sta per abbattersi sulle famiglie e sui ragazzi disabili, che frequentano istituti di ogni ordine e grado, che hanno bisogno di accompagnamento quando le scuole organizzano gite d'istruzione. L'accordo di programma per l'integrazione degli studenti disabili nella provincia che sarà firmato proprio in questi giorni, in occasione dell'inizio del nuovo anno scolastico, mette nero su bianco che quando vengono organizzate gite scolastiche, di uno o più giorni, è la scuola che deve farsi carico delle spese dell'accompagnatore. E in molti casi per realizzare una vera integrazione e socializzazione questo compito non può essere affidato a un docente ma a un educatore professionale che, nel caso delle uscite didattiche, è in grado di fornire ai disabili, soprattutto a chi ha problemi motori, tutte le risposte necessarie. Finora, anche se non per tutte le situazioni, era stato trovato un accordo almeno per le gite di un giorno: le ore degli educatori non effettuate durante l'anno scolastico per assenza degli studenti da scuola, venivano utilizzate durante le gite e comunque, nel caso di costi aggiuntivi, questi venivano pagati con i contributi delle Asl, messi a disposizione delle scuole. Ora, pur mettendo in atto una direttiva del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, il problema viene scaricato alle scuole le cui casse, come è ormai noto, non godono di ottima salute. «La realtà è questa – dicono Cristina Mancini e Cristina Marianelli, due madri da sempre impegnate per i diritti dei disabili – le scuole non hanno i fondi necessari per rispondere a queste esigenze. Quindi se le gite verranno programmate, ed è giusto che sia così, le spese saranno a carico delle famiglie. Non vogliamo certo che le classi dei nostri figli vengano discriminate e penalizzate riguardo alla gite di cui tutti abbiamo bellissimi ricordi e che tutti abbiamo vissuto con piacere. Ma non vorremmo che i nostri figli, perché diversamente abili, dovessero accontentarsi di vedere partire per la gita i loro compagni». Le due donne già in passato hanno cercato di sollecitare sia i Comuni che l'assessore provinciale alla Pubblica istruzione, il presidente della Provincia e anche il responsabile della Società della Salute. Hanno scritto pure al presidente del consiglio Matteo Renzi. «Oggi dobbiamo prendere atto che nessuno si è mosso. Ma noi non vogliamo darci per vinte. Anzi, chiediamo ancora una volta che il problema venga considerato in maniera diversa». Se è vero che l'accordo di programma sta per essere firmato, corrisponde alla realtà dire anche che le scuole, su cui viene scaricato il problema, alla fine della novità rispetto all'organizzazione e ai costi delle gite per i disabili, ne sanno davvero poco. Si va alla firma anche se i disagi sul tema delle gite restano tutti e non avranno soluzione. Scuole e responsabile dell'integrazione scolastica a livello di provveditorato non devono essersi molto confrontati sugli aspetti dell'organizzazione delle gite scolastiche. Nel giugno scorso la giunta provinciale ne ha approvato il testo, stessa cosa ha fatto la consulta provinciale dell'handicap. Ma l'argomento ha avuto la giusta considerazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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