Proteste
Un fischio e dal bosco esce lo spacciatore
Viaggio nelle aree al confine con la riserva naturale di Montefalcone: market della droga e rifiuti sono le priorità
CASTELFRANCO DI SOTTO. Si muovono come i cinghiali nella macchia gli spacciatori che da alcuni mesi hanno fatto delle aree a verde al confine con la riserva naturale di Montefalcone il loro quartier generale. Sono soprattutto marocchini poco più che ventenni. Ogni volta che vengono arrestati raccontano storie che si somigliano. Lunghi viaggi sui barconi della disperazione per poi finire a vendere droga sulle strade. Dormono nel bosco, alberi e cespugli diventano la loro casa a cielo aperto dove nascono cibo, abiti vecchi e sporchi e, soprattutto, la droga. Alcuni dormono nella vegetazione. Altri arrivano la mattina, poco prima di mezzogiorno. Li accompagnano con le macchine e li lasciano al “lavoro” per tutta la giornata. Di solito uno sta lungo la strada e controlla l’arrivo di clienti così come quello delle pattuglie delle forze dell’ordine, diventate una presenza quotidiana in questa zona, lungo tutto il perimetro esterno dell’oasi, che è di circa 14 chilometri. Il cliente arriva, scende dalla macchina e fischia. Lo scambio avviene velocemente, nel market lungo i boschi al margine della Castelfranchese, spesso attraversati da incendi devastanti, si acquista soprattutto hashish, marijuana e cocaina. I clienti, grazie al passaparola, arrivano da varie zone e non solo dalla provincia di Pisa ma anche da Altopascio, Montecatini Terme, Pistoia, come suggeriscono i dati registrati durante i controlli stradali e la provenienza degli automobilisti a cui è stata ritirata la patente di guida. Per conoscere meglio i problemi di questa zona siamo stati una mattina nelle aree al margine della riserva, quelle scelte dagli spacciatori, insieme al personale del Corpo Forestale dello Stato. Spaccio, prostituzione – sempre più limitata per la tendenza degli spacciatori ad estendere il loro raggio d’azione - si accompagnano al degrado. E il bosco lungo la strada è diventato in poco tempo una gigantesca pattumiera. Da diversi mesi infatti la Forestale insieme all’Arma dei carabinieri, sta svolgendo numerosi servizi volti per contrastare lo spaccio di stupefacenti sia lungo la strada provinciale 34 e la via delle Pinete, che costeggiano l'area naturale protetta (Riserva naturale Statale di Montefalcone), nonché in via Cerretti ed in alcuni casi via Mariani. Quattordici sono state le persone arrestate per detenzione e traffico di stupefacenti, in alcuni casi per danneggiamento aggravato (gli spacciatori hanno cercato di entrare nella riserva per nascondere la droga dopo avere tagliato la recinzione) e resistenza. Un trans, che ha reagito prendendo a calci e morsi carabieri e personale della Forestale) è stato arrestato per incendio doloso. Sono stati inoltre effettuati sequestri di droga e soldi. Numerose le patenti di guida ritirate a chi viene sorpreso a comprare la droga.
Per “tracciare” la presenza e i movimenti nel bosco degli spacciatori la Forestale effettua continui appostamenti. Gli spacciato, oltre a non avere permesso di soggiorno, residenza o lavoro, sono divisi in più gruppi, spesso rivali tra di loro e questo genera problemi di ordine pubblico. «Il problema si è mostrato in modo eclatante dalla fine dell'inverno passato e non all’interno della la Riserva che resta sotto stretta sorveglianza), spiega la Forestale. Il danno ambientale collegato agli spacciatori è chiaro e si vede con il taglio delle piante per i ricoveri, l'accensione dei fuochi nei punti di ristoro senza alcuna precauzione che li rende pericolosi per l'innesco di incendi. Altro pericolo per gli incendi è dato dalla presenza massiccia di rifiuti, anche ingombranti e infiammabili, sparsi dal bordo strada verso l'interno della macchia. Immondizia che genera degrado ambientale e diventa un richiamo per gli animali che li possono spargere ulteriormente e soprattutto possono ingerire materiale non commestibile.
Nonostante tutto questo la Riserva naturale di Montefalcone è un punto di riferimento importante per le scuole di tutto il comprensorio e per i cittadini tutti come zona di particolare interesse paesaggistico ambientale e didattico e che necessita conseguentemente e continuamente di maggiore impegno per la sua tutela. A questo punto, visti i risultati del lavoro congiunto tra carabinieri e Forestale, sarebbe auspicabile la ripulitura della fascia erbacea arbustiva e arborea, per quanto possibile, da parte di Comune e Provincia, in modo da aumentare la visibilità e l'efficacia dei controlli.La Riserva Naturale di Montefalcone è un'area protetta di 503 ettari, di grande valore naturalistico, con un patrimonio forestale e paesaggistico di grande pregio.La Forestale ha qui un posto fisso di servizio. Nella riseva c’è poi un’area di custodia di fauna selvatica e di attività di ricerca in campo forestale e faunistico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
