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Doppio canale d’ingresso al centro carni dell’Unicoop

Doppio canale d’ingresso al centro carni dell’Unicoop

PONTEDERA. Registra gli accessi da oltre un anno ma se ne viene a sapere dell’esistenza solo oggi. L’accesso ai lavoratori al centro carni dell’Unicoop Firenze in viale America viene regolato dal...

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PONTEDERA. Registra gli accessi da oltre un anno ma se ne viene a sapere dell’esistenza solo oggi.

L’accesso ai lavoratori al centro carni dell’Unicoop Firenze in viale America viene regolato dal doppio canale.

Da una parte ci sono i dipendenti che entrano strisciando il classico badge a banda magnetica; dall’altro quelli delle cooperative che hanno accesso solo dopo aver lasciato impresse le loro impronte digitali su di uno schermo.

La struttura di Pontedera, come confermano dalla cooperativa, è la sola dove è stato impiantato il dispositivo elettronico.

«C’erano delle situazioni poco chiare - dicono da Unicoop Firenze - che avevamo la necessità di regolare. Per cui ci siamo visti costretti ad adottare un provvedimento del genere».

A quanto pare era accaduto che alcune maestranze di colore in subappalto si erano sostituite in diverse occasioni. Insomma, su un posto ci lavoravano almeno due persone. Con tutti i rischi e i problemi che ne conseguono.

Alla fine, però, il trucco è stato scoperto e la cooperativa ha scelto per il riconoscimento con le impronte digitali.

In viale America su circa cento lavoratori almeno l’80 per cento ha un contratto di subappalto. I dipendenti Unicoop sono quasi tutti in magazzino e, alcuni, in ufficio.

L’appalto, nella quota maggiore è affidata alla Cft Logistica che, di recente, ha inglobato anche la cooperativa Arca che operava all’interno.

«Abbiamo sempre saputo della presenza dell’identificazione con impronte - dice Sandro Castagna della cooperativa Arca - credo sia stato installato intorno alle fine del 2013. L’azienda, però, non ci ha mai detto il motivo e, comunque, verso di noi non ci sono state rimostranze».

Sulla questione il sindacato di categoria, il Filcams-Cgil spiega di «essere entrato con delle rappresentanze in azienda quando il macchinario era già stato predisposto». (r.b.)

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