Sicurezza
Accesso con la verifica delle impronte digitali al centro carni Unicoop Firenze
La contromisura dopo la scoperta che su di un posto di lavoro, all’interno del subappalto, si giravano più individui
PONTEDERA. Un doppio canale d’accesso: il classico badge per i dipendenti e l’identificazione tramite impronte digitali per i lavoratori in forza alle cooperative.
L’entrata a due corsie si trova al Centro carni Unicoop Firenze alla periferia di Pontedera. In un colosso alto 18 metri, spalmato lungo 31mila metri quadrati e che serve tutta la rete dei supermercati dell’azienda.
Nel grande prefabbricato ogni giorno si muovono circa cento lavoratori. Di questi, però, poco meno di venti hanno un contratto diretto con Unicoop Firenze.
A quanto pare l’identificazione con le impronte per “quelli della cooperativa” è arrivato dopo diverse segnalazioni.
Il trucchetto era anche abbastanza semplice. Il capannone è immenso, il lavoro costringe a spostamenti in lungo e in largo, spesso le persone neanche si conoscono. Così, era capitato che delle maestranze di colore in forza alla cooperativa via via si sostituissero di loro iniziativa. Insomma, si passavano il badge e il lunedì andava uno, il martedì un altro, il mercoledì tornava quello del lunedì e così via.
Ma qualche capoturno, convinto di ripetere un po’ troppo spesso i soliti rimproveri alla stessa persona, deve aver scoperto l’arcano. E così, da un giorno ad un altro all’ingresso del capannone è spuntato il macchinario per il riconoscimento tramite impronte digitali.
Da Unicoop Firenze confermano di aver «installato un dispositivo del genere dopo la segnalazione di diversi problemi e situazioni che dovevano essere risolte». Viene confermato anche che «i dipendenti Unicoop utilizzano il badge mentre le impronte digitali sono richieste solo ai lavoratori delle cooperative» e che «il dispositivo è presente solo nel magazzino di Pontedera».
Le Rsu di Unicoop Firenze a Scandicci sapevano della questione ma non erano a conoscenza che alla fine «il provvedimento fosse stato adottato».
Viene fuori anche che ormai il macchinario è in funzione da circa un anno.
«Il sindacato - spiega Cinzia Bernardini, responsabile per la provincia di Pisa di Filcams-Cgil - non ha partecipato alla discussione per l’utilizzo del riconoscimento delle impronte digitali. Anche perché siamo riusciti ad entrare in azienda quando ormai il dispositivo era in funzione».
Nel 2012 fece molto discutere e proprio in Cgil la scelta della direzione del centro commerciale “I Gigli” di Campi Bisenzio di adottare un controllo del genere sui dipendenti in transito da un portone riservato e fuori dall’orario di apertura.
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