Il Tirreno

Pontedera

Sanzioni tra enti pubblici per colpa della burocrazia

di Rino Bucci
Sanzioni tra enti pubblici per colpa della burocrazia

L’Inail multa l’Unione per i ritardi nella trasmissione di un documento Assenze, errori informatici e interpretazioni: se comunicare diventa difficile

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PONTEDERA. Un’altra storia di ordinaria burocrazia, di documenti inviati in ritardo, sistemi informatici che si bloccano ed enti pubblici che chiedono soldi ad altri enti pubblici. Una storia in cui la soluzione finale sembra allontanarsi dalle evoluzioni che avrebbe consigliato il buonsenso.

La questione inizia il 12 giugno scorso quando sui computer dell’Unione dei Comuni della Valdera si materializza un messaggio di posta elettronica certificata da parte dell’Inail di Pontedera.

L’Istituto nazionale scrive all’Unione perché ha bisogno della denuncia di malattia professionale che riguarda una donna in servizio alle cucine comunali. All’Inail serve comunque la denuncia del datore di lavoro (lo prevede la legge) nonostante la donna abbia consegnato il certificato del medico proprio ai funzionari dell’Inail.

Ma questa è la normativa, si dirà. E proprio secondo la legge con l’invio della richiesta parte il conto alla rovescia. Dalla ricezione del messaggio di posta certificata (il 12 giugno) l’Unione avrebbe avuto cinque giorni di tempo per soddisfare la richiesta e scongiurare una bella multa.

E qui inizia l’odissea. Perché all’Unione dei Comuni la posta certificata «viene acquisita unicamente» dal servizio protocollo che poi la smista, a seconda delle esigenze, agli uffici di competenza.

Peccato, però, che il 12 giugno e il giorno successivo l’impiegato al protocollo non ci fosse («risultava assente con giustificato motivo», si legge in una determina dell’Unione). E peccato anche che il 14 e 15 giugno cadessero di sabato e domenica. Insomma, la pratica è stata protocollata il 16 giugno (cinque giorni dopo l’arrivo). Però, il servizio personale «ha iniziato la procedura standard» sul documento il giorno dopo, il 17 giugno.

Storia finita? Neanche per sogno. Perché a quel punto il sistema informatico a disposizione dell’Unione «evidenziava un errore e non permetteva l’inoltro della denuncia». Un disguido tecnologico che si è protratto non una mezza giornata ma «fino alla data del 20 giugno». Insomma, fino all’ultimo giorno utile, secondo i calcoli dell’Unione, per l’invio del documento considerando la data al protocollo (il 16 giugno) «quale data in cui il datore di lavoro era venuto in possesso del certificato».

V a anche precisato che la situazione si era sbloccata non grazie alla ripartenza del sistema informatico ma per merito di una telefonata in cui dall’Inail consigliavano l’invio del documento in formato Pdf allegato a posta certificata.

Qualche settimana dopo, all’Unione dei Comuni arriva un’altra lettera dall’Inail. Stavolta l’Istituto nazionale chiede i danni, con una sanzione da 1.298,25 euro (praticamente uno stipendio) per «il mancato invio entro i 5 giorni dalla richiesta della denuncia di malattia». Questo perché l’Inail ha iniziato a contare i giorni dalla data di invio della Pec (12 giugno) e non da quella dell’inoltro all’ufficio personale (17 giugno).

L’Unione ha richiesto l’annulamento della sanzione qualche giorno dopo ma dall’Inail hanno risposto picche.

«Alla fine abbiamo deciso di pagare - spiega il direttore generale dell’Unione Giovanni Forte - anche perché se avessimo aspettato la sanzione sarebbe raddoppiata mentre se avessimo fatto ricorso le spese legali avrebbero di gran lunga superato il costo dell’ammenda. Purtroppo è una vicenda che dimostra quanto le pratiche burocratiche possano essere rigide».

E chissà che alla fine in questa guerra tra enti pubblici non spunti anche il terzo organo statale: la Corte dei Conti.

@RinoBucci

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