Il Tirreno

Pontedera

In ginocchio per colpa della crisi russa

di Andreas Quirici
In ginocchio per colpa della crisi russa

I mobilieri vendono all’80% a Mosca e Kiev, ma guerra e possibile embargo mettono a rischio mercato e occupazione

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PONSACCO. La crisi fra Ucraina e Russia fa tremare i mobilieri di Ponsacco e Perignano. La guerra tra i due Paesi, in cui finisce l’80% dei prodotti realizzati dalle aziende del distretto del mobile, e il possibile embargo (sia da parte dell’Europa che della Russia) stanno mettendo in ginocchio le aziende. Una situazione in divenire, nebulosa e assolutamente poco chiara. Come una malattia che si manifesta lentamente, ma in maniera inesorabile. «Purtroppo siamo consapevoli che il peggio deve ancora arrivare – spiega Alessandro Ferretti della Ferretti e Ferretti di Perignano – E che questa crisi avrà ripercussioni piuttosto rilevanti per tutti noi». Con probabili effetti anche sull’occupazione.

Europa, Russia. I mobilifici della provincia di Pisa negli ultimi anni si sono legati sempre più all’area dell’ex Unione sovietica, dove i loro prodotti trovano sbocco in maniera quasi naturale. Il classico e il pesante, il ricercato vistoso sono elementi che ai russi, ma anche agli ucraini piacciono molto. «In pratica vendiamo tutto in quell’area – sottolinea Ilaria Grilli della Grilli arredamenti, altra ditta di Perignano – e anche quando riceviamo un ordine da una città europea si tratta quasi sempre di russi che intendono arredare la loro seconda o terza villa». Un legame a doppio filo che si è rafforzato per vari motivi. Principalmente la scelta della tipologia di prodotto e una sorta di convenienza nello sfruttare un canale preferenziale che non aveva bisogno di grandi innovazioni. «Certo, servirebbe diversificare – ammette Donatella Turini, direttrice del Gruppo Gimo, il consorzio che cura le vendite all’estero per gran parte delle aziende della zona – sia dal punto di vista dei prodotti che degli sbocchi commerciali. Ma si tratta di processi lunghi che non possono certo essere improvvisati. E invece, questa guerra rischia di fare danni enormi».

Quei giorni a Kiev. Tutto è cominciato a Kiev nel febbraio scorso, proprio nei giorni della fiera del mobile nella capitale ucraina, in cui erano presenti anche imprenditori e loro rappresentanti provenienti dal pisano. «Un flop clamoroso – riprende Turini – senza, ovviamente, compratori e con solo espositori e organizzatori presenti. Bombe, spari e tanta paura prima che il consolato ci facesse uscire dal paese. Nessuno ci ha risarciti per quel fiasco. Ma quel è peggio è che da quel momento il mercato ucraino si è paralizzato. E, piano piano, anche quello russo ha cominciato a lanciare segnali di stop. A ottobre ci sarà la fiera di Mosca e le incognite sono tutte da verificare».

Banche irrigidite. La crisi è già in atto. Rispetto all’anno scorso ci sono stati cali negli ordinativi dal 10 al 20%. «Già ora le banche si sono irrigidite – riprende Grilli – se vedono arrivare soldi russi. Ci sono decine di fogli in più da riempire e garanzie da presentare per dimostrarne la provenienza». In più, visto che chi compra mobili deve versare un acconto e saldare alla consegna, il mercato è praticamente fermo per vedere cosa accadrà. «Chi deve programmare sta alla finestra a guardare gli sviluppi di questa crisi – aggiunge Ferretti – D’altra parte nessuno ordinerebbe mobili pagando un acconto col rischio che dopo due giorni impongano l’embargo senza poter ricevere la merce. È una situazione in cui non ci si può fare niente. Ma che ci sta davvero danneggiando. Al momento non ci sono crolli, ma se le cose dovessero precipitare non escludo anche ripercussioni per i livelli occupazionali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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