Il Tirreno

Pontedera

Caccia, troppe tasse calano le doppiette

di Guido Saccuti
Caccia, troppe tasse calano le doppiette

In provincia di Pisa sono scese sotto quota diecimila E il 15 settembre la stagione parte tra le polemiche

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PONTEDERA. Un’ultima lustrata ai fucili, una spolverata al gilet mimetico riposto nell’armadio, una carezza al proprio setter e poi sarà tutto pronto. La stagione di caccia è ormai alle porte ed inizierà ufficialmente il 21 settembre. Si è discusso a lungo, negli ultimi anni, riguardo all’etica di questa pratica. E alla crescente riduzione del numero di doppiette.

Secondo i dati forniti da Marco Salvadori, presidente della Federcaccia per la provincia di Pisa, i cacciatori nell’anno 2013 sono stati 9730. Un numero che risulta irrisorio se paragonato ai 25000 degli anni Ottanta. «Il calo costante e fisiologico di cacciatori nella provincia di Pisa è dovuto al fatto dei pochi ricambi generazionali e alle continue limitazioni e incertezze presenti nelle normative. Inoltre, di questi tempi, avere così tante tasse da pagare per svolgere l’attività venatoria allontana notevolmente i possibili appassionati» dice proprio Marco Salvadori.

Le norme fiscali risultano essere una vera e propria grana per il mondo dei battitori. Oltre alle spese per porto d’armi, mantenimento di fucili e altri strumenti infatti, i cacciatori devono versare dagli 80 ai 130 euro per l’assicurazione, 51 euro per l’iscrizione ambiti territoriali, dai 53 ai 67 euro per la tassa regionale e 173 euro per la tassa governativa per un totale che mediamente si aggira intorno ai 400 euro. «Proprio a causa di questi esagerati costi –prosegue ancora Salvadori- la caccia ormai è non è più uno sport di massa come un tempo ma simbolo di differenza sociale».

Ma qual è la vera natura di questa attività? Un dibattito interminabile che ha scatenato numerose controversie. «Il mondo degli agricoltori vede con preoccupazione il calo del numero dei cacciatori poiché aumenta il rischio dei danni all’agricoltura soprattutto da parte di animali come cinghiali e cervi. Siamo a favore di un attività equilibrata e regolamentata sul territorio ma non è giusto che la caccia venga tartassata e definita “inumana”. La forte propaganda che ci viene fatta contro ci ha fortemente danneggiato» dice sempre un critico Marco Salvadori. Proprio in questi giorni, è scoppiata una polemica tra la Libera Caccia (un’altra associazione venatoria) e gli ambiti territoriali della provincia di Pisa riguardo il costo della selvaggina; ciò ha naturalmente contribuito a rendere ancora più caotica la situazione. I territori più “forti” saranno come al solito le zone collinari, spiccano Volterra e Pomarance in Valdicecina e San Miniato e Montopoli per quanto riguarda il Valdarno.

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