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Anni di vacche magre ma ora l’Ateneo pisano torna alle assunzioni

Anni di vacche magre ma ora l’Ateneo pisano torna alle assunzioni

PISA. Dopo anni di vacche magre, l’Università ricomincia ad assumere e lo fa in grande stile: domani scadono i termini per presentare le domande di partecipazione alle selezioni per 46 professori...

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PISA. Dopo anni di vacche magre, l’Università ricomincia ad assumere e lo fa in grande stile: domani scadono i termini per presentare le domande di partecipazione alle selezioni per 46 professori associati e 17 ricercatori a tempo determinato con regime di impegno a tempo pieno (il tipo di contratto denominato “Junior”).

È la prima consistente infornata di nuovi ingressi, ma fa parte di un piano triennale dai numeri ancora più grandi: entro il 2016 l’Ateneo vuole reclutare in tutto 10 ordinari, 130 associati, 10 ricercatori a tempo determinato triennali non rinnovabili, 30 prorogabili per altri due anni, tra 10 e 15 unità di personale tecnico amministrativo, tra 5 e 10 borse di dottorato di ricerca in aggiunta a quelle già programmate annualmente e 60 assegni di ricerca della durata di un anno.

Il piano triennale prevede una spesa tra i 9,5 e i 10 milioni di euro sul bilancio dell’Università: la metà di questo importo è reperita utilizzando la quota parte delle risorse destinate ai fondi di Ateneo (in pratica, finanziamenti ministeriali dedicati alla ricerca) nel periodo 2013-2016, mentre l’altra metà è reperita utilizzando le risorse accantonate nel bilancio dell’Ateneo, in attesa che vengano definiti e assegnati all’Università i previsti finanziamenti regionali nell’ambito del Dipint. Il Dipint è il dipartimento integrato che unisce ospedali e università delle tre città toscane che sono sedi accademiche: Pisa, Firenze e Siena; infatti, la destinazione dei 63 nuovi ingressi è stata calibrata ascoltando le esigenze dei vari dipartimenti universitari, ma anche dell’Aoup, Aziende ospedaliero-universitaria pisana. Per la ricognizione delle richieste è stato necessario un po’ di tempo: la delibera del cda accademico che vara il piano triennale è del 24 aprile dell’anno scorso; ma tutti i vari passaggi tecnici si sono protratti per parecchi mesi e solo all’inizio di quest’estate il quadro è stato chiaro. Può sembrare curioso il fatto che i nuovi professori ordinari previsti siano così pochi, solo 10; ma la loro composizione è determinata per legge: ogni nuovo ordinario ci vogliono tot ricercatori e comunque gli ordinari non devono essere più numerosi degli associati. In tutte le realtà accademiche il blocco del turn over per anni ha determinato l’invecchiamento dell’età media del corpo docente: chi andava in pensione non era sostituito; ma qualche promozione c’è stata. Così, semplificando: è come se adesso fosse necessario rimpinguare gli ufficiali di seconda fascia e le truppe, ma non servissero molti generali. La procedura di ammissione dei ricercatori prevede una prima scrematura sulla base dei titoli (pubblicazioni scientifiche, curriculum e tesi di dottorato); quindi segue una discussione pubblica sugli stessi titoli, che comprende anche una prova orale di lingua straniera.

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