Il Tirreno

Pontedera

Sentenza non eseguita: assolti

di Sabrina Chiellini
Sentenza non eseguita: assolti

La Corte dei Conti aveva rinviato a giudizio ex sindaco e il gruppo Pd ma non «C’è stata colpa grave»

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CASCINA. «Assolti dalle contestazioni per assenza della colpa grave». La Corte. L'ex sindaco di Cascina, Moreno Franceschini, tutto il gruppo consiliare del Pd e un consigliere comunale socialista che amministravano Cascina nella scorsa legislatura possono ora tirare un sospiro di sollievo. Non hanno causato danni erariali anche se politicamente non furono in grado di dare esecuzione a una sentenza del Tar se non dopo l’intervento del commissario ad acta.

Nei mesi scorsi, infatti, la Corte dei Conti li aveva chiamati a processo ritenendoli responsabili di un danno di circa 15mila euro, le spese sostenute da Cascina dopo che il consiglio non era stato in grado di ottemperare alla sentenza. Il consiglio doveva solo dare attuazione ad una sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Toscana, emessa nel febbraio 2006 che aveva accolto il ricorso presentato da un cittadino, l'avvocato Francesco Bizzarri. Quest'ultimo, che per un errore degli stessi uffici comunali aveva subito un torto ed era stato costretto a rivolgersi al tribunale amministrativo per vedersi riconoscere un diritto. Il Tar aveva annullato il regolamento urbanistico nella parte in cui escludeva l'area di Bizzarri dalla perimetrazione dell'Utoe 21, trasformandola con una destinazione residenziale. In sostanza, per un errore nella cartografia dovuto ai tecnici comunali, un terreno che doveva essere nell'Utoe e diventare edificabile era stato escluso da questa classificazione. Al momento di sanare questa situazione il consiglio si era spaccato. La difesa ha insistito sul fatto che per approvare quella delibera occorreva la maggioranza assoluta dei consiglieri assegnatk 16 voti. Franceschini potendo fare affidamento solo su 14 voti ritirò la delibera nella parte relativa all’accordo raggiunto con Bizzarri. Se anche i consiglieri avessero votato in senso favorevole alla deliberazione inizialmente proposta, il numero di voti necessario per la variante allo strumento urbanistico non sarebbe stato raggiunto e sarebbe stato necessario in ogni caso il commissario ad acta. Insomma la Corte dei Conti ha riconosciuto che lo stallo politico determinò la mancata approvazione con delibera dell’accordo raggiunto con il privato e il ritiro della pratica del sindaco per ottenere la successiva maggioranza qualificata. In questo non è stata ravvisata una colpa grave. Sindaco ed ex consiglieri (solo alcuni sono ancora amministratori) non dovranno mettere mano al portafoglio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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