Sicurezza
La via Francigena percorsa e raccontata da chi non ci vede
Una straordinaria impresa di Giovanni Corrieri: ha portato lungo la strada dei pellegrini un gruppo di ciechi
SAN MINIATO. Giovanni Corrieri, il poeta delle strade, s’’è impegnato in una nuova, straordinaria, impresa. Ha guidato un gruppo di una trentina di ciechi, ipovedenti e non vedenti, su un tratto della via Francigena, che lui conosce molto bene.
È l’antica strada dei pellegrini che arriva fino a Roma, e il cammino ha spesso assunto una forma interiore e spirituale. Troppo modesto per raccontarla, la segnalazione arriva da Andrea Mancini, a sua volta riprendendola da una cronaca di Stefania Leone. «L’esperienza era iniziata già lo scorso anno con una tappa da Lucca a Siena, ed è stata ripresa quest’anno proprio da Siena, da dove, con zaino in spalla e percorrendo a piedi tappe di oltre 20 chilometri al giorno, il gruppo è arrivato a Viterbo in una settimana. Ci si chiederà cosa possa spingere delle persone non vedenti a fare una scelta simile. La risposta è molto semplice: si tratta di persone allenate e abituate a camminare, che da diversi anni con l’Associazione Disabili Visivi, praticano varie attività sportive, come il trekking, lo sci nordico e quello alpino, la vela, la canoa, il sub. Li accomuna non solo l’handicap, ma soprattutto la voglia di vivere, il piacere di stare insieme e di condividere praticamente tutto, dalla stanchezza al divertimento e alle risate, dalla fame al gusto di mangiare, dalle difficoltà di arrangiarsi e di organizzarsi e al cavarsela nel bene e nel male. Abbiamo visitato il centro storico di ogni città, dormendo in suggestivi monasteri e conventi, in camerate con bagni in comune. La cosa difficile? Orientarsi nel posto in cui si alloggiava per la serata e la notte, prendere le coordinate di ogni nuovo luogo e… non appena si era capita la topografia del luogo, ripartire!».
E continua: «Di solito ciò che viene a mancare quando si viaggia in comitiva è il silenzio, e in particolar modo per chi è cieco la comunicazione verbale diviene fondamentale, a scapito della percezione di suoni, rumori e sensazioni interiori. Fortunatamente, la guida Giovanni Corrieri – che conosce buona parte della Via Francigena come le sue tasche -, non ci ha permesso di perdere questa preziosa occasione e più di una volta ha proposto a tutti noi di camminare rispettando il totale silenzio per circa una mezz’ora. Ci siamo riusciti ed è stato bello, intimo, sentendo i nostri passi, il vento, l’abbaiare di un cane, gli uccelli, e peccato che il Lago di Bolsena fosse immobile e silenzioso, altrimenti ne avremmo sentito il rumore. In tali momenti il cammino ha assunto una forma interiore e spirituale, come se ognuno di noi fosse stato solo, e si sono potute percepire le variazioni stesse del terreno, della vegetazione e della geografia dell’ambiente circostante, semplicemente camminandoci dentro, vivendo fisicamente lo spazio, pur non catturandolo con gli occhi. E anche per i vedenti – o “normodotati” – non è la stessa cosa percorrere un tratto di strada a piedi o in automobile; la velocità, infatti, non consente di coglierne i particolari, ma dovendoli descrivere c’è un valore aggiunto, quello di prestarvi più attenzione e memorizzarli meglio», conclude Stefania Leone. Che è consigliera dell’Associazione Disabili Visivi, con delega per le Problematiche Information and Communication Technology, per la stessa associazione e per la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, presso i tavoli del Consiglio Nazionale Utenti, AgCom, Sede Permanente del Segretariato Sociale RAI e Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai.( l.g.)
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