Il Tirreno

Pontedera

La ragazza agli amici: «Mi fate schifo»

di Cristiano Marcacci
La ragazza agli amici: «Mi fate schifo»

Dopo aver ascoltato il racconto della testimone, la rabbia della giovane in un sms indirizzato ai due ventenni ora in carcere

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Vergogna. Paura. Disprezzo per se stessa. Depressione. Tristezza. Tanta tristezza.

Ma soprattutto rabbia. Devono essere stati questi gli stati d’animo che hanno fatto prigioniera la ventenne pontederese violentata da due amici dopo essere stata trasformata in una sorta di marionetta per aver bevuto, a sua insaputa, della droga da stupro, il Ghb (acido gamma-idrossibutirrico) dentro una Schweppes.

La rabbia ha prevalso il giorno dopo il fattaccio, avvenuto la sera del primo luglio in una villa con piscina sulle colline di Santa Maria a Monte. L’ha scatenata il racconto della serata da parte dell’amica che si rifiutò di bere la Schweppes e che poi ha assistito agli abusi sessuali. Lei, la vittima della violenza, non poteva ricordare da sola. La sostanza supefacente, infatti, le cancellò in poche ore tutto quanto avvenuto nelle docce della piscina.

Non poteva non reagire la ragazza, dopo aver saputo cosa l’avevano costretta a fare. Sono quasi le undici del 2 luglio quando la giovane scrive un messaggio tramite Whatsapp ai due amici ora in carcere da quasi due settimane, Edoardo Nieri e Mattia Rizza, entrambi ventenni ed entrambi di Pontedera. “Non mi ricordo un c... di ieri sera, .... (il nome dell’amica unica testimone, ndr) mi ha raccontato ora, fate schifo, siete degli stupidi incoscienti”, questo il testo del messaggio che risulta anche agli atti della prima parte dell’inchiesta sullo stupro di gruppo. I due rispondono dopo qualche minuto. Mattia Rizza fa finta di non sapere nulla: “Ma che è successo?”, chiede alla ragazza. Mentre Edoardo Nieri cerca di mettere zizzania nel gruppo e di incrinare la credibilità dell’amica testimone: “Mi sa che ... ti prende in giro, chissà cosa ti ha raccontato”, le risponde.

Sono le ultime conversazioni a distanza che intercorrono tra la ragazza e i due accusati di averla violentata dopo averla deliberatamente drogata di nascosto. Nelle ore successive del 2 luglio, come noto, la giovane si presenterà al pronto soccorso per denunciare l’accaduto e per sottoporsi agli accertamenti, facendo conseguentemente scattare la procedura del “Codice rosa”.

Dagli atti esaminati dalla Procura risulta a questo proposito determinante il comportamento scrupoloso ed estremamente professionale della dottoressa di turno al pronto soccorso, alla quale, per i sintomi della ragazza, è venuta subito in mente l’ipotesi legata al Ghb. La stessa, infatti, nella relazione medica rilevò l’impossibilità di rinvenire quel tipo di sostanza nelle analisi, suggerendo di effettuare delle campionature tossicologiche delle bevande. Sono state poi proprio queste, alla fine, ad incastrare Nieri e Rizza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa