Finanza
Comune tranquillo: «Niente cave nell’area tartufigena»
Il regolamento urbanistico adottato metterebbe al riparo San Miniato dalle attività estrattive nella valle del Chiecina
SAN MINIATO. «Siamo tranquilli, abbiamo tutti gli strumenti per poter dire che di cave nella parte sanminiatese della valle del Chiecina non sorgeranno cave». A parlare con una certa sicurezza è Manola Guazzini, assessore del Comune di San Miniato dopo aver letto l’intervista di Giuseppe Trani, il proprietario dei terreni oggetto di un contenzioso per la realizzazione proprio di una cava nell’area che la Provincia di Pisa ha stabilito essere a vocazione tarufigena, dopo l’indagine della facoltà di agraria della Provincia di Pisa. «Abbiamo adottato un regolamento urbanistico, lo scorso marzo, che ci mette al riparo da sorprese in questo senso», sottolinea Guazzini.
Il clima che si respira all’interno del palazzo comunale, rispetto a una vicenda che coinvolge gli imprenditori delle strutture ricettive della zona, ma anche chi vive di tartufi, sembra piuttosto sereno. Gli amministratori sanminiatesi danno la sensazione di aver fatto tutto ciò che era possibile per scongiurare il pericolo-cava. «L’avvocato Trani ha vinto il ricorso al Tar, perché perché il primo regolamento urbanistico era carente. L’area tartufigena indicata da parte dell’amministrazione comprendeva anche le strade e la sentenza si è basata anche su questi elementi – prosegue Guazzini – Ma ora siamo più tranquilli. Abbiamo adottato un nuovo strumento che è più stringente, visto che definisce con maggior rigore e precisione le aree tartufigene nella valle del Chiecina. In autunno, dopo le osservazioni, sarà approvato. In questa maniera doteremo la zona di vincoli che difficilmente saranno superati.
La questione vivrà un nuovo passaggio legale. Dopo il ricorso al Tar vinto da Trani, infatti, la Provincia di Pisa ha presentato ricorso al Consiglio di Stato. Trani è convinto che, qualora dovesse vincere di nuovo, la Provincia sarà costretta a inserire il suo terreno nel piano delle attività estrattive. Lo stesso proprietario del terreno, però, ha ribadito la sua volontà di non stravolgere il paesaggio, ma di rimodellare la collina per ricavare un vigneto più grande degli attuali tre ettari che caratterizzano parte della sua proprietà.
«Abbiamo la coscienza apposto», ribadisce l’assessore, consapevole del fatto che in ballo, in questa vicenda, ci sono numerosi interessi. E non ultimo c’è anche l’aspetto della salvaguardia ambientale e paesaggistica di una zona che è metà di turismo proveniente dall’estero. Ma è anche il fulcro attorno al quale ruota l’attività enogastronomica per cui San Miniato è famosa.
In questa maniera l’amministrazione comunale spera di tranquillizzare gli imprenditori della zona, ma anche oppositori politici come il Movimento Cinque Stelle che proprio sulla valle del Chiecina e sul rischio che in quest’area sorgessero cave che danneggiassero la nascita di tartufi, ha basato molte delle sue battaglie.
Un altro che si è battuto per evitare le cave nella valle del Chiecina è Sergio settesoldi, titolare dell’omonimo agriturismo che, non più tardi di pochi giorni fa, ha detto che «se si è arrivati alla decisione della Provincia di definire tartufigena quest’area si deve alle lotte della gente, non certo alle azioni delle istituzioni. Mentre una collina è comunque stata rovinata e molti investimenti sono stati persi».
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