Finanza
Libri e giocattoli per bimbi al posto delle slot machine
La battaglia di Lucia e Annamaria (Circolo L’Ortaccio) e di Fabrizio (È il momento) «Qui si deve sorridere, non gettare via i soldi». E qualche cliente li ha ringraziati
VICOPISANO. “Vietato calpestare i sogni”. Poche parole scritte con colori diversi su un cartello di legno. Lì vicino un prato con tanti giochi per bambini.
I piccoli hanno tutto il diritto di spaziare con la fantasia, immaginando un futuro splendente. Discorso diverso per i sogni distorti dei giocatori di slot-machines. Al circolo L’Ortaccio di Vicopisano, infatti, non si accettano vittime del gioco. L’avviso tinto sul legno all’entrata non vale per chi ha deciso di alleggerirsi pericolosamente le tasche in attesa che una fila di numeri tutti uguali faccia scendere nel contenitore di acciaio centinaia di monetine.
Sono partite da qui Lucia Gonnelli e Annamaria Uras, le due gestrici del locale. Trasformando la stanza dove un tempo passavano le ore pensionati, giovani e donne con una manciata di euro in mano di fronte a quello che all’apparenza sembrava un divertimento ma in realtà diventava giorno dopo giorno una droga in uno spazio «pieno di vita», come lo definiscono ora le due donne. «Abbiamo ritinto le pareti e ci siamo fatte portare dai clienti alcuni giochi per i più piccoli e li abbiamo sistemati in un contenitore». «Quella stanza – prosegue Annamaria Uras- era grigia e triste. Si sentiva solo il suono delle slot-machines. Una volta rimossi gli apparecchi in quell’angolo del circolo si sono piazzati gli anziani armati di mazzi di carte. Uno di loro prima giocava spesso e spendeva molto: ci ha ringraziato per aver tolto quella che lui ha definito “la mia rovina”. per noi è stata una vittoria incredibile».
Più che a un rinnovamento i clienti abituali de L’Ortaccio hanno assistito a un vero e proprio cambio di rotta. Un esempio? Il bagno, da quando dietro al bancone lavorano Lucia e Annamaria, si è arricchito di un fasciatoio per cambiare i neonati. E nel centro della sala principale è comparso un mobile pieno di libri. «Vogliamo che questo diventi un posto trasversale – spiegano Gonnelli e Uras -dove chiunque può venire a passare il tempo. Al circolo si sorride e si dimenticano le ore di lavoro, non si può uscire sconsolati per aver gettato centinaia di euro al videopoker». Non era per nulla sconsolato invece il proprietario di slot-machine che nel 2012 si scagliò contro Fabrizio Maccapani, titolare della pasticceria “È il momento” di San Giovanni alla Vena. «Appena gli feci presente che volevo togliere gli apparecchi mi disse che stavo facendo una pazzia – racconta Fabrizio – e che sarei tornato a cercarlo qualche mese dopo perché senza il guadagno dei videopoker sarei fallito». Quella mattina di luglio di due anni fa probabilmente il gestore furioso era troppo arrabbiato per sentire l’odore proveniente dal laboratorio. Fabrizio Maccapani è un pasticcere artigianale e tutto quello che viene esposto ai clienti è fatto con le sue mani. «Mi sembrava squallido mettere le macchinette in un posto dove si premia la genuinità. Non so se mi spiego. Io faccio i dolci con cura stando attento al dettaglio e poi dovrei ospitare nel mio locale giocatori incalliti? No, non avrei mai potuto farlo». Tradizionale nelle ricette e altrettanto nello spirito. Fabrizio si unisce alla schiera di commercianti che hanno detto “No” al gioco frenetico nei bar. E nonostante la “macumba” lanciatagli contro il mastro pasticcere fa il bilancio del suo esercizio a due anni dall’apertura e si dice soddisfatto: «La crisi la sentiamo tutti, inutile negarlo. Però se si lavora con passione si riescono comunque a raccogliere i frutti. Noi puntiamo molto sulla creazione casalinga di dolci, senza prodotti surgelati. E i clienti se ne accorgono». Il guadagno proveniente dal gioco d’azzardo può aspettare. «Chi frequenta il mio bar non troverà mai slot-machines e marchingegni del genere. Il giorno in cui non avrò più nessuno a fare colazione vorrà dire che dovrò inventarmi qualche nuova ricetta per deliziare i palati».
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