Finanza
Il mistero di quella droga da stupro
Il professor Giusiani, esperto tossicologo: «Non è la prima volta che questa sostanza viene trovata in provincia di Pisa»
PONTEDERA. Com’è arrivata la droga che ha fatto “sballare” la ventenne di Pontedera quella sera del primo luglio durante il “festino” a bordo piscina?
Come potrebbero essersela procurata i coetanei Edoardo Nieri e Mattia Rizza, entrambi di Pontedera, in carcere da circa dieci giorni con l’infamante accusa di aver abusato insieme della ragazza, dopo averla volontariamente stordita somministrandole a sua insaputa del “Ghb”, comunemente definita “droga da stupro”?
Anche a questi interrogativi vogliono rispondere al più presto gli inquirenti e il sostituto procuratore della Repubblica che coordina l’inchiesta.
Sono tre le ipotesi attorno alle quali stanno lavorando gli investigatori. La sostanza, che è completamente incolore e inodore, potrebbe essere stata acquistata all’estero (in Inghilterra, ad esempio, dove se ne fa un uso ben più massiccio che in Italia), oppure comprata su internet attraverso una delle tante farmacie parallele illegali che popolano il web. La terza eventualità, quella che al momento appare come quella più concreta, è che lo stupefacente sia stato reperito attraverso una delle normali cellule di spaccio che esistono in provincia di Pisa. Come se si trattasse di una dose di hashish, cocaina, eroina o ecstasy. Il “Ghb”, per giunta, ha un costo minore rispetto sia alla cocaina che all’ecstasy.
Per capirne di più ci aiuta il professor Mario Giusiani, direttore della sezione dipartimentale di tossicologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana.
Con lui affrontiamo la “questione Ghb” in generale senza scendere in alcun modo nei particolari della vicenda pontederese, in quanto il professor Giusiani è parte in causa dell’inchiesta su Edoardo Nieri e Mattia Rizza quale consulente della Procura di Pisa.
Giusiani ci conferma che quello della giovane pontederese è il primo caso nel territorio pisano di soggetti a cui è stata fatta bere la “Ghb” e che poi sono transitati da un pronto soccorso per malori o stati di malessere conseguenti. Ciò, ovviamente, non esclude che nel Pisano la “Ghb” ci sia e sia reperibile.
«Sulla base di precedenti perizie che mi sono state commissionate – afferma il direttore della sezione dipartimentale di tossicologia – questo tipo di sostanza è stata rinvenuta più volte, in seguito ad arresti di presunti spacciatori che erano in possesso della droga allo stato liquido, già confezionata in apposite bottigliette, pronta per essere immessa sul mercato».
Negli ultimi anni, il “Ghb” ha preso il nome di “droga dello stupro”, ma in passato il suo utilizzo era ben diverso.
«Lo usavano – rivela il professor Giusiani – numerose coppie di omosessuali. Si tratta, infatti, di una droga che scatena un effetto Viagra molto più intenso e duraturo, capace di mantenere per parecchio tempo l’erezione. Negli anni, poi, a questa sostanza è stato sempre più associato un comportamento assai preoccupante, quello cioè di somministrarla all’insaputa dell’interessato o dell’interessata. Il “Ghb”, infatti, ha un po’ gli stessi effetti di una grandiosa sbronza. Al mattino, al risveglio, non ci si ricorda assolutamente nulla di quello che è successo o che si è fatto la sera prima».
Un altro grosso problema è rappresentato dal fatto che il “Ghb” viene “servito” insieme all’alcol (come del resto è avvenuto quella sera nella villa dove furono invitate le due amiche di Nieri e Rizza). E ciò può diventare un cocktail anche mortale.
«Se associato all’alcol – spiega il professor Giusiani – il “Ghb” può comportare rischi elevatissimi. Si può arrivare al collasso e, addirittura, al coma. In certi casi, il tutto può sfociare anche nel decesso».
È determinante, in talune occasioni, dimostrare l’effettiva assunzione di “Ghb”. E questo, spesso, non è così facile come si possa pensare.
«Con questa sostanza bisogna – aggiunge Giusiani – essere molto tempestivi, soprattutto nelle analisi del sangue e delle urine. Se si fanno trascorrere le otto ore è infatti difficilissimo stabilire l’effettiva somministrazione. A questo proposito, credo che il “Codice rosa” introdotto recentemente negli ospedali per questo tipo di abusi debba essere raffinato, sia per quanto riguarda i prelievi e le analisi dei campioni che per quanto riguarda la loro conservazione per ulteriori indagini più approfondite che potrebbero rendersi necessarie in una fase successiva».
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