Sicurezza
«Non voglio, lasciami stare» La ragazza si era difesa
Ha provato ad allontanare uno dei ragazzi. Martedì il Riesame valuta la richiesta dei domiciliari. Per la difesa contraddizioni nella ricostruzione della serata
PONTEDERA. Martedì 19 agosto ci sarà il primo test davanti al tribunale del riesame di Firenze per misurare la gravità delle accuse rivolte ai due ventenni di Pontedera, Edorado Nieri e Mattia Rizza, finiti in carcere dopo la denuncia di una loro amica. Entrambi sono accusati di avere compiuto atti di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ventenne dopo averle somministrato a sua insaputa sostanza stupefacente, Ghb o droga dello stupro, miscelata in due bottiglie di Schweppes. In questo modo l’avrebbero indotta a subire le loro attenzioni sessuali abusando delle condizioni di inferiorità psichica della vittima.
Martedì infatti il tribunale del riesame dovrà decidere se concedere gli arresti domiciliari a uno dei due indagati, Edoardo Nieri, difeso dall’avvocato Anna Francini che ha chiesto di valutare se può essere applicata una misura meno grave per il suo assistito nell’attesa di conoscere l’esito di ulteriori indagini.
Il giovane, infatti, in questi giorni, pur se provato dall’arresto e messo sotto pressione dalla famiglia, non ha mai smesso di negare ogni responsabilità nella vicenda, a cominciare dalla presenza della droga nelle bottigliette che peraltro sono state trovate dalla polizia tre giorni dopo il fatto anche quando i ragazzi erano a conoscenza della denuncia e delle indagini. Per lui come per l’amico la giovane era consenziente. Su questi aspetti e sulle contraddizioni emerse rispetto alla ricostruzione della serata punterà la difesa che, tra l’altro, ha sollecitato un’ulteriore verifica, che sarà fatta a settembre, sui contenuti delle bottiglie sequestrate nella villa a Montecalvoli. Per questi motivi e per il fatto che entrambi gli arrestati sono incensurati i difensori cerc heranno di ottenere per loro gli arresti domiciliari ritenendo la detenzione in carcere una misura eccessiva.
I due giovani sono stati arrestati a distanza di un mese dall’episodio avvenuto nella villa dei nonni di uno dei due. La sera del primo luglio i due amici avevano invitato per un bagno in piscina sotto le stelle due amiche con le quali si erano incontrati davanti a Cineplex per poi andare alla villa. Arrivati a Montecalvoli i quattro avevano cominciato a bere vino, vodka e Shweppes. In particolare i due ragazzi, stando alle accuse di una delle giovani che non avrebbe accettato le loro avances e sarebbe riuscita a non ubriacarsi, avrebbero indotto la vittima della violenza a bere la Shweppes per poi appartarsi con lei e avere rapporti sessuali. La presunta vittima della violenza si era appartata prima con uno dei due, del quale si era invaghita, e successivamente era entrato in scena anche l’amico. «No, lasciami stare non voglio», aveva cercato di allontanarlo richiamando le attenzioni dell’amica non coinvolta nel gioco erotico a tre. Quest’ultima avrebbe cercato di tirare via l’amica senza riuscirci. Di lì a poco la situazione era precipitata: la ragazza violentata si era sentita male, aveva cominciato a rimettere, dopo essere caduta più volte sul pavimento.
La serata era finita così anche se poi in macchina, andando verso Pontedera, uno dei due giovani aveva immortalato quei momenti in un video. Pochi fotogrammi che mostrano le ragazze sorridenti anche se “stonate”, così potrebbe sembrare, dall’alcool. Un video che secondo la difesa dei due giovani farebbe pensare a ragazze consapevoli degli eccessi della serata. Quando uno dei giovani dice che «È successo un casino» gli altri ridono, l’amica alza la mano in segno di vittoria. Insomma, come dire: tutto bene.
Non era così: di lì a poco la situazione era precipitata e la ventenne, che a distanza di ore dalla notte in villa, non riusciva a riprendersi era andata al pronto soccorso di Pontedera. Qui, soltanto grazie alla capacità professionale di una dottoressa, si è fatto strada il sospetto che alla ragazza fosse stata somministrata la droga dello stupro che causa gravi amnesie.
Intanto, la polizia è al lavoro sui telefoni sequestrati ai ragazzi per capire chi l’abbia fornita. Potrebbe essere stata acquistata su internet ma anche da un conoscente.
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