Sicurezza
L’ipotesi cava a Bucciano resta saldamente in piedi
Parla l’imprenditore che ha vinto il ricorso al Tar: «Ora vedremo cosa dirà il Consiglio di Stato. Voglio solo far fruttare un investimento, senza deturpare nulla»
SAN MINIATO. «Per ora ho vinto il ricorso al Tar. Aspettiamo il parere del Consiglio di Stato e poi staremo a vedere chi vincerà questa battaglia». Giuseppe Trani è un avvocato originario della Campania, ma sta a Poggibonsi ormai da 40 anni. La battaglia di cui parla è quella della cava di Bucciano, da realizzare nella valle del Chiecina, sponda sanminiatese. Proprio quella zona che l'Università di Pisa ha dichiarato tartufigena con la conseguenza che la Provincia ha dichiarato un cambiamento del proprio Piano dell'attività estrattiva per quanto riguarda Palaia, altro comune nella valle del Chiecina.
Gabbanini esulta. Già, perché se per Palaia la Provincia ha escluso la possibilità di autorizzare cave in quell'area, proprio in virtù dello studio effettuato dall'ateneo pisano, non sembra essere così per il territorio di San Miniato, anche se il sindaco Vittorio Gabbanini ha esultato alla notizia del dietrofront provinciale, spiegando che «San Miniato non ha problemi in questo senso, perché il fabbisogno derivante dall'attività estrattiva è già coperto con le cave che esistono attualmente». Il Movimento 5 Stelle, con una nota, ha fatto presente l'ennesima puntata del contenzioso tra Comune e lo stesso Trani, con tanto di domanda più o meno retorica: "Che farà il sindaco?".
Ultimi sviluppi. L'interrogativo è riferito al fatto che la possibilità di veder realizzare una cava nella zona considerata tartufigena non è poi così remoto stando anche a quanto spiegato dall'avvocato di Poggibonsi: «Quando la Provincia, dopo che aveva autorizzato l'attività estrattiva nel mio terreno, ha fatto marcia indietro dichiarando la zona tartufigena, ho presentato ricorso al Tar ottenendo una vittoria basata sulla differenza tra area geografica definita tartufigena e zona dove realmente è possibile trovare tartufi. Il tribunale ha punito il fatto che il Comune aveva dichiarato zona tartufigena anche le strade. Poi, però, l'amministrazione comunale ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, l'ultimo passaggio legale prima delle conclusione dell'intera vicenda. Se vincerò ancora io la Provincia dovrà includere di nuovo il mio terreno nel piano di attività estrattiva».
La collina di rimodellare. E a quel punto Trani potrà cominciare i lavori per rimodellare la collina sulla quale insistono i 25 ettari di terreno di sua proprietà. «Io non voglio deturpare un bel niente – assicura il legale –. Voglio solo far fruttare un investimento. Attualmente ho tre ettari di vigneto che, rimodellando la collina, potrebbero diventare dieci. A quel punto saremmo in grado di produrre quantità importanti di uva e quindi di vino».
Attacco grillino. Davanti a questa spiegazione resta difficile immaginare che le cave dalla parte sanminiatese della valle del Chiecina siano escluse. E la sensazione è che le rogne, anche quelle politiche, non siano ancora finite. Basta leggere il documento dei grillini sui recenti sviluppi della vicenda: «L'amministrazione ha il dovere di impedire uno scempio che appare imminente. Appena un anno fa il segretario comunale Pd Massimo Baldacci parlava di salvaguardia del territorio, valorizzazione dei sentieri e tutela della flora della valle del Chiecina. Certo, ma in quale modo la giunta comunale ha intenzione di passare dalle parole ai fatti? I cittadini attendono risposta. Sembra ieri quando il sindaco firmava la petizione accogliendo la protesta del Comitato contro le Cave, ma è troppo facile mettere una firma di fronte ai giornalisti senza poi adoperarsi in modo concreto».
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