Sicurezza
Il “giallo” dei soccorsi dopo il presunto stupro della ragazza
Dal carcere, intanto, i due ventenni si professano innocenti Non sanno spiegarsi perché il “Ghb” si trovava nelle bibite
PONTEDERA. Si chiamano Mattia Rizza e Edoardo Nieri i due giovani, entrambi di 20 anni, della Valdera arrestati per violenza sessuale, inchiodati dalla droga dello stupro trovata nelle bevande offerte a due amiche. Tutti e due sono figli di notissimi imprenditori della zona.
La “trappola”, secondo quanto emerso dalle accuse rivolte ai due ragazzi, sarebbe dovuta scattare solo per una delle due giovani coetanee. Quel maledetto primo luglio, sulle colline nelle vicinanze di Pontedera, l'invito a bere in villa era stato rivolto solo a lei. È stata quest'ultima, successivamente, a farsi accompagnare dall'amica e a presentarsi a casa di uno dei due giovani insieme a lei. Ciononostante, la strategia non fu messa da parte. La droga da stupro sarebbe stata utilizzata per tutte e due. Sarebbe stata appositamente mescolata alle Schweppes di entrambe. Qualcosa, però, andò storto, fuori dai piani dei due ventenni in carcere da alcuni giorni. Una volta che il quartetto si sistemò a bordo piscina, gli amici offrirono alle due da bere, prima del vino e poi delle bottigliette di Schweppes. Una delle due non avrebbe gradito l'insistenza di uno dei ragazzi nel proporre la bibita e, oltre a non bere, gettò addirittura la bottiglietta in piscina. L'altra, invece, bevve senza alcun problema. Dopo aver fatto un bagno in piscina, una delle due ragazze, che già mostrava qualche segno di cedimento psico-fisico, si diresse negli spogliatori per una doccia calda e fu raggiunta prima da uno dei ragazzi, poi, dopo qualche minuto, dall'amico. L'amica rimase a bordo piscina e solamente dopo un po' andò a vedere cosa stava succedendo. Quando aprì, notò che i due stavano avendo un rapporto con l'amica e cercò subito d'intervenire, anche perché si accorse che l'amica non era in sé. Per due volte tentò di portarla via, ma non ce la fece. La ragazza stava talmente male che una volta fuori svenne e cadde a terra a peso morto.
Da questo momento scatta il "giallo" dei soccorsi, aspetto anche questo su cui stanno indagando gli inquirenti. Perché nessuno, quella sera, nonostante le gravi condizioni della ragazza, che stentava a riprendersi, chiamò il 118. Solo dopo le insistenze dell'amica, fortunatamente rimasta in sé, la ragazza semi-incosciente fu caricata su un'auto e portata verso Pontedera. Ma il gruppo non si diresse all'ospedale, bensì a casa dell'amica, dove le due ragazze vennero lasciate davanti al cancello. La ragazza vittima della violenza fu sistemata sul divano, ma poi durante la notte, forse ancora in preda alle sostanza bevuta, abbandonò quella casa e cominciò a vagare per le strade di Pontedera. Fu notata da un automobilista, rintracciato e interrogato dalla Polizia, che l'accompagnò all'ospedale.
Intanto, dal carcere sia Rizza che Nieri si difendono, respingendo ogni addebito. Dicono che non sanno spiegarsi i motivi per cui la sostanza, il Ghb meglio nota come "droga dello stupro", sia finita nelle bottiglie. «La vicenda è ancora da chiarire – spiega l’avvocato Anna Francini, che difende uno dei due ragazzi – e sarà necessario attendere il responso degli ulteriori accertamenti tossicologici che arriveranno entro un mese». Per ora i due ventenni restano in carcere in attesa del pronunciamento del Tribunale del riesame.
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