Il Tirreno

Pontedera

La telefonata mezz’ora prima della morte

di Rino Bucci
La telefonata mezz’ora prima della morte

La moglie del macedone: «Mio marito stava bene. Mi ha chiamata per avvertirmi che sarebbe venuto a pranzo il fratello»

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VOLTERRA. Sul cellulare c’è ancora registrata la chiamata, l’ultima chiamata.

Dzevdet Ferati aveva contattato la moglie Baftije (37 anni) mezz’ora prima di morire.

Il telefono della donna ha squillato alle 11.35. Dall’altro capo della cornetta c’era lui, l’operaio macedone. «Mi ha chiamata per avvertirmi che a pranzo sarebbe arrivato suo fratello - racconta Baftije - voleva che preparassi un piatto anche per lui. Mio marito stava bene, era tranquillo». Ma Dzevdet a tavola con i parenti non si è mai seduto. Mentre un infarto lo stroncava a 42 anni davanti ad un martello pneumatico i familiari erano in cucina ad aspettarlo.

La tragedia. Un’attesa che ha trasformato i secondi in minuti e i minuti in decine di minuti. «Avrebbe dovuto staccare a mezzogiorno - racconta la moglie - ma non arrivava mai, il suo telefono squillava a vuoto. Ho chiesto a mio cognato di iniziare a pranzare ma lui si è rifiutato. Forse sospettava qualcosa. Ed è uscito».

Rezhep, il fratello, si è precipitato al bar del dopolavoro che frequentava l’operaio macedone ma ai tavoli all’aperto non c’era nessuno. Poi ha proseguito lungo quei cento metri di povere che portano alla Locatelli. E lì, davanti all’ex salina, dove c’erano i carabinieri, i curiosi e l’elisoccorso ha capito che qualcosa di brutto era accaduto.

«È stato mio cognato a dirmi che Dzevdet era morto - racconta la moglie - che aveva avuto un malore. Ma quando l’ho sentito io stava bene, come stava bene quando è uscito di casa. Mio marito non ha mai avuto problemi di salute. Non riesco a farmene una ragione. Ora, siamo soli. I miei figli non sanno ancora che il padre è morto, gli ho raccontato che è fuori per lavoro. Il piccolo (ha 3 anni, ndr) non sospetta niente ma il maggiore (9 anni, ndr) ha capito che è successo qualcosa di tremendo. Piange». Il giorno dell’incidente i bambini sono stati trasferiti in fretta e furia da alcuni parenti a Volterra dove sono ancora.

Una vita per il lavoro. Stranieri ma integrati. La famiglia Ferati da oltre 20 anni è in Italia e di recente Dzevdet aveva ottenuto un nuovo permesso di soggiorno. Per 11 anni il macedone aveva lavorato alla Edil-Ponte snc di Ponteginori. «Un bravo ragazzo, una persona che viveva per lavorare e per la famiglia - ricorda il titolare Giuseppe Ravvolgi - altrimenti non me lo sarei tenuto come me così a lungo».

Poi, è successo qualcosa. «È successo che è arrivata la crisi e ho dovuto mandare a casa qualcuno. Ho scelto il manovale, Dzevdet. Ero costretto».

La speranza. Da novembre scorso e fino a 40 giorni fa l’operaio è rimasto senza un’occupazione, con una moglie casalinga, un affitto sulle spalle e due figli da sfamare.

Dal Comune aveva ottenuto il contributo per il canone di locazione. Una goccia nel mare. Ora, queste pressioni saranno a carico di una donna sola.

«Un po’ di luce - racconta la compagna - era arrivata con il nuovo lavoro». A trovarlo era stato il vecchio datore. «Mio nipote (Marcello Saitta, ndr) stava cercando un manovale per la sua ditta - racconta Ravvolgi - gli ho subito consigliato Dzevdet. Averlo saputo».

L’operaio ha fatto in tempo a lavorare per quaranta giorni. «Avevamo percepito il primo stipendio. Si tornava a vivere», dice la moglie.

Poi, quella commessa all’interno della salina e la fine tragica e misteriosa.

Il macedone era insieme ad un compagno. Intorno a mezzogiorno il collega si allontanato per il pranzo. Al suo ritorno ha trovato l’uomo a terra. Ieri, la dottoressa Toni su incarico della magistratura si è occupata dell’autopsia. L’esame servirà a far luce sulle cause del decesso. Intanto, la Procura di Pisa ha iscritto nel registro degli indagati il titolare dell’impresa Saitta e i responsabili della Locatelli srl.

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