Sicurezza
L’incubo del pedofilo dietro a sms e “selfie” osé
In una elementare di Pontedera un ragazzino ha convinto numerose compagne ad inviargli scatti “proibiti”. Alcuni genitori, allarmati, si sono rivolti ai carabinieri
PONTEDERA. Commenti osé su WhatsApp con tanto di foto imbarazzanti. A scambiarsi messaggi e immagini erano i ragazzini di una scuola elementare di Pontedera. Un “gioco” iniziato per caso. Uno degli studenti - i protagonisti hanno tutti meno di 14 anni - ha cominciato a chiedere alle compagne di scuola e non solo di inviargli foto dei piedi e delle gambe. Un segno dei tempi... La moda dell'autoscatto social del resto è stata piuttosto contagiosa. In tanti (adulti in genere e celebrities) non hanno resistito alla tentazione di mostrare agli amici su Facebook o ai propri followers su Twitter le proprie caviglie o polpacci nudi. E loro, alcuni adolescenti pontedersi, hanno finito per seguire la tendenza del momento. Solo che dalle prime innocue foto iniziali si sarebbe passati a scatti un po’ più maliziosi. Non solo piedi, dunque. Ma anche immagini con qualcosa in più. Un giro di fotografie scambiate con grande rapidità sui telefonini che alla fine ha richiamato l’attenzione di alcuni genitori che, nelle scorse settimane, prima che finisse la scuola, si sono rivolti ai carabinieri di Pontedera.
C’era infatti il timore che tutto quel materiale fotografico potesse essere sollecitato da qualche adulto che si serviva di un bambino per procurarsi scatti proibiti. Anche se una vera e propria denuncia non c’è stata, i carabinieri si sono occupati della vicenda cercando di capirne meglio i contorni, sapendo che avevano a che fare con minorenni che ancora non hanno 14 anni e non sono imputabili anche se si scoprisse che hanno commesso un reato. Per facilitare il lavoro dei carabinieri alcune mamme hanno mostrato gli scatti ai militari e aiutato a ricostruire la “catena” sulla chat.
Alla fine non sarebbero stati riscontrati reati o il coinvolgimento di adulti dietro la richiesta di quelle fotografie. In caserma - la vicenda non è però stata resa nota dall’Arma - sono stati convocati i genitori del ragazzino che per primo avrebbe cominciato a chiedere le foto di gambe e piedi. Un modo per chiarire la vicenda e ribadire i pericoli della “rete”.
Usare WhatsApp liberamente per condividere messaggi e foto private, una tendenza diffusa fra i più giovani, può mettere a rischio la privacy, e gli scatti possono finire nelle mani di chiunque. Possono essere così “rubate” informazioni, sia per la voglia di creare scompiglio fine a se stesso, sia per trarne un vantaggio.
E proprio questi timori hanno spinto i genitori, che pure hanno attivato a nome proprio una sim telefonica per i loro figli, a segnalare l’anomala produzione di “selfie” dei ragazzini che senza rendersi conto dei rischi hanno diffuso le immagini a decine di contatti.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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