Attenzione
Dal santuario di Cigoli a quelli della sofferenza
Il pellegrinaggio del comitato Sabachtani insieme a padre Antonio Sergianni I ragazzi hanno visitato malati e anziani sulla scia dei viaggi di papa Francesco
SAN MINIATO. Non solo un pellegrinaggio di fede, ma anche un'esperienza di vita fatta di emozioni forti e sensazioni che lasciano il segno. È con questo spirito che nei giorni scorsi si sono svolte le visite ai “Santuari della sofferenza”, un'esperienza promossa dal comitato Sabachtani guidato da padre Antonio Sergianni, per trascorrere del tempo accanto a coloro che vivono il dolore della malattia, della solitudine, dell'emarginazione e dell'indifferenza.
Dal Santuario della madre dei bambini di Cigoli sono state raggiunte quattro mete: la casa famiglia di malati impediti di Prato, la casa di riposo Del Campana Guazzesi di San Miniato, la casa di riposo Villa Serena di Montaione e l'ospedale San Giuseppe di Empoli. In programma anche una prossima visita al carcere di Sollicciano a Firenze.
Sono giovanissimi i pellegrini che hanno voluto partecipare, motivati soprattutto dalle parole di Papa Francesco, reduce egli stesso dalle visite ai più bisognosi, che spronano a far visita ai sofferenti per donare loro una carezza o un sorriso. «Alla fine del pellegrinaggio c'è stato un momento di condivisione tra i partecipanti, in cui ognuno riportava la propria toccante esperienza – dice Elia Ferreri, uno dei promotori – Alcuni ragazzi che hanno fatto visita direttamente alla casa del malato, perlopiù infermi che comunicavano solo attraverso gesti e sguardi, hanno ricevuto un carico emotivo importante, oltre che l'apprezzamento da parte dei familiari coinvolti. Gli altri diretti invece nelle case di riposo inizialmente non sapevano come comportarsi o come dialogare con gli ospiti. Poi hanno scoperto quanto gli anziani avessero voglia di raccontare la propria storia, scherzare ed essere felici solo per il fatto di avere qualcuno che li volesse semplicemente ascoltare».
Grande commozione anche per coloro che sono stati accolti dalle famiglie che avevano la possibilità di ospitarli per la notte. Si è trattato generalemente di anziani e persone sole, in gran parte vedove, desiderose di condividere gioie e preoccupazioni, di avere un dialogo di confronto o anche solo un po' di compagnia.
«Lo scopo dei nostri pellegrinaggi è proprio quello di riuscire a sensibilizzare la comunità a fare un'esperienza di carità e, allo stesso tempo, di riflettere sulla realtà dei sofferenti che ci circondano senza esserne indifferenti – conclude Ferreri – Far visita ad una persona che sta male non è cosa banale. Oltre a rappresentare una grande dimostrazione di vicinanza e rassicurazione si tratta anche di un momento di arricchimento personale, dal quale se ne torna più forti e consapevoli».
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