Il Tirreno

Pontedera

«Una morte nell’indifferenza»

«Una morte nell’indifferenza»

I sindacalisti: «Volevamo parlare con i dipendenti. Non è stato possibile»

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SALINE DI VOLTERRA. I camion hanno continuato a viaggiare. Entravano caricavano e ripartivano. A ciclo continuo, a decine.

I lavoratori sono andati avanti nel loro turno. Hanno smontato intorno alle 17 e sono tornati a casa. Lì dentro, nella loro fabbrica, però c’era un morto. Intorno a lui carabinieri, medici ingegneri. Ma la produzione non si è fermata. E questo, ha sgomentato i sindacalisti che erano davanti ai cancelli e non sono neanche potuti entrare per parlare, confrontarsi con i dipendenti. Magari, per valutare uno stop alla produzione in segno di lutto. Non è stato possibile.

Quando in paese ha iniziato a circolare la voce che un’operaio era morto in fabbrica i sindacalisti si sono precipitati davanti ai cancelli della Locatelli. «Volevamo comprendere la dinamica dell’accaduto - dice Sonia Antoni della Cgil - e soprattutto se si trattava di una morte sul lavoro. Peccato che non ci abbiamo fatti entrare e non ci sia stata neanche la possibilità di parlare con i lavoratori».

I sindacalisti sono rimasti da poco dopo l’ora del decesso e fin tutto il pomeriggio ad aspettare una notizia, una ricostruzione, seppur frammentaria dell’accaduto. «Perché non è possibile - continua Antoni - uscire di casa la mattina, salutare i figli che devono ancora crescere e non tornare più a casa per un banale incidente».

Davanti alle sbarre arrugginite, vicino ai fili elettrici scoperti e ai muretti cadenti dell’ex salina di Stato c’erano i rappresentanti della Flai (il settore che cura l’agroalimentare per la Cgil), quelli della Fillea (gli edili, di cui il macedone faceva parte) e i rappresentanti di zona.

«Le condizioni della fabbrica le vedete - dicono - sono sotto gli occhi di tutti. Cade a pezzi».

Ad oggi, alla Locatelli lavorano circa cinquanta operai. Altre decine entrano saltuariamente con le ditte esterne per le manutenzioni. Come faceva da un mese a questa parte Dzevdet Ferati. Oltre otto ore tra martelli pneumatici e calcinacci per provare a garantire un po’ di benessere alla moglie e ai suoi figli. (r.b.)

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