Attenzione
Raptus di violenza contro il pescivendolo
Infastidito dall’altoparlante esce in strada con una mazza da baseball e semidistrugge il camioncino dell’ambulante
FORCOLI. La voce al megafono che annunciava il passaggio del camion del pesce per le vie di Forcoli era diventata una sorta di ossessione. Più volte negli ultimi giorni Davide Gorini, quarantenne senza un lavoro stabile, se ne era lamentato. Lo aveva detto al bar o nei negozi di paese e non aveva risparmiato il suo disappunto se gli era capitato di incontrare il commerciante ambulante, Stefano Sardelli. Se qualcuno gli chiedeva come stava, lui rispondeva che tutto andava bene a parte i “rumori” (voce e musica a tutto volume) del pescivendolo la mattina. Nessuno però poteva immaginare che l’insofferenza armasse la mano dell’operaio che, ieri mattina, con una mazza da baseball ha quasi distrutto il camion del pescivendolo. Una storia che ha dell’incredibile, una reazione che ha sorpreso chi conosce l’aggressore. Sono le 8,30 quando Sardelli passa con il suo furgone carico di pesce da via Venezia dove abita Gorini. Il quarantenne non è al lavoro e viene svegliato dall’altoparlante. L’uomo esce di casa all’improvviso (secondo un’altra versione avrebbe prima gridato dalla finestra) e va verso l’ambulante. «La devi smettere..., allora sei proprio duro...», gli grida insieme ad altre parole offensive. Il commerciante resta basito e replica pensando che fosse il solito botta e risposta tra compaesani. Destinato, insomma, a finire lì. «Vai a letto se sei vagabondo, ma lasciami lavorare»: in sintesi la contro-risposta. Gorini protesta, ma gira i tacchi e torna in casa. Ma il suo è solo un arrivederci. Esce di scena solo per fare ritorno in via Venezia armato di una mazza da baseball: «Ora ti faccio smettere io...». Terrore. Difficile pensare di fermare l’uomo dalla corporatura robusta e dall’atteggiamento abbastanza deciso. Una cliente scorge la scena da lontano e cambia direzione. «Mi sono tirato indietro – racconta il commerciante ancora sconvolto –, lo ammetto ho avuto paura di fare la stessa fine dei passanti uccisi a Milano. Ho avuto paura che mi uccidesse mentre con il bastone continuava a colpire il camion. Botte ai vetri, alla carrozzeria, alla vetrina. Per fortuna poco prima avevo visto una pattuglia di carabinieri vicino alla piazza. Ho mandato mia figlia a chiamarli. In pochi attimi, dopo che quell’uomo ha finito il giro di distruzione, è tornato a casa sua. Lì i carabinieri sono andati ad arrestarlo. Faccio questo lavoro da 32 anni, la mia famiglia da almeno 50 anni, e non era mai successo niente del genere». In pochi istanti il fatto, avvenuto sotto un pallido sole d’agosto, è sulle bocche di tutto il paese, una piccola comunità di meno di duemila anime. «Sono sconcertato. Conosco quell’uomo e anche la sua famiglia. I genitori si sono già offerti di pagare i danni. Ma non è solo una questione di soldi. È un fatto grave. Il furgone è quasi distrutto, la merce danneggiata e non venduta. Dovevo lavorare fino al 14 agosto e poi andare in ferie. Invece sono costretto a fermarmi. Il parabrezza è sbriciolato, la vetrina, una lastra di 11 millimetri, distrutta. Non sto a dire come mi sento. C’è da non dormirci più al solo pensiero di quello che è successo. Oltre ai danni materiali dovranno pagarmi anche quelli morali». Per tutta la giornata Sardelli non ha fatto altro che rispondere alle domande. «Non mi piace questo genere di pubblicità – dice rispondendo al telefono – ma questo signore l’ha davvero combinata grossa. E se per caso avessi reagito non so come sarebbe finita, se ora sarei qui a raccontare come sono stato aggredito».
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