Sicurezza
Il Comune continua la causa nonostante la donazione
Buti: è sempre più incredibile la storia che contrappone un privato all’ente per il possesso di una via. L’amministrazione prosegue nel contenzioso legale
BUTI. Il Comune di Buti era arrivato a un passo dal poter chiudere il contenzioso legale che da più di dieci anni sta portando avanti contro un cittadino, Leo Ciabatti, proprietario di via Alessandrini. Una strada questa che l’amministrazione ha praticamente “fatto sua” rilasciando ad altri cittadini permessi per l’apertura di passi carrabili o per installare contatori. Neppure una sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Pisa il marzo scorso, che dà ragione al privato e condanna il Comune a pagare le spese legali, è servita a mettere un punto fermo sulla vicenda. «La richiesta del Comune è infondata – dice l’avvocato Massimo Parenti, parlando a nome del cittadino che si ritiene danneggiato dall’atteggiamento dell’amministrazione butese –. L’oggetto del contendere è un tratto di strada, individuato in un terreno a forma di L e referenziato al catasto nella stessa particella. Solo che il lato corto è via Alessandrini, quello lungo è via XXV aprile. Il mio cliente, Leo Ciabatti, rivendica il possesso solo del lato corto, cioè di via Alessandrini». Il Comune invece cosa fa? Ritiene che il contenzioso riguardi anche via XXV Aprile, la strada di accesso anche agli impianti sportivi, e per questo non vuole una mediazione. La famiglia Ciabatti, come in questi mesi ha spiegato più volte ai tecnici del Comune, non vuole esercitare alcun potere su via XXV Aprile. Per convincere di questo il sindaco Alessio Lari e probabilmente anche gli avvocati del Comune Ciabatti ha rilasciato una dichiarazione all’ufficio protocollo del Comune di Buti in cui ha offerto in donazione il tratto di via XXV Aprile, già gravato da servitù di uso pubblico. Neppure questa disponibilità è stata... apprezzata. «Non solo non ci hanno considerato nemmeno per una risposta – dice Ciabatti – ma hanno preferito portare avanti la causa civile con un ricorso in appello. In questo modo si è scelto di fare aumentare i costi ai danni dei cittadini se anche il secondo grado, come noi siamo convinti, il giudice accogliesse le nostre richieste». Ciabatti dice di voler spiegare la situazione anche per rendere nota la sua disponibilità a chiudere il contenzioso. «Per alcuni mesi ci hanno fatto credere – aggiunge Ciabatti – che avrebbero chiuso il contenzioso che ci è costato molte migliaia di euro e tantissime energie solo per vederci riconoscere un diritto. Poi, dopo alcuni incontri con l’architetto dell’ufficio tecnico, è sceso un inspiegabile silenzio». Il tribunale, dopo che Buti ha presentato ricorso in appello, ha sospeso l’efficacia della sentenza di primo grado in attesa dell’udienza del 5 febbraio 2015. Un’amara conclusione: «Sentiamo sempre il Comune che piange perché non ha soldi, evidentemente non è così per portare avanti questa battaglia legale».
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