Il Tirreno

Pontedera

Katia Beni: «Ecco a voi la casa che mi ha fatto tanto imbestialire»

di Cristiano Marcacci
Katia Beni: «Ecco a voi la casa che mi ha fatto tanto imbestialire»

I problemi del mutuo e della ristrutturazione protagonisti del suo ultimo show, ideato nella campagna di Montopoli

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MONTOPOLI VALDARNO. La svolta della vita, come la decisione di comprarsi casa e ristrutturarla secondo i propri gusti e i propri desideri, può talvolta trasformarsi in un autentico incubo. Lo sa benissimo la simpaticissima attrice comica toscana Katia Beni, che sul tema ha addirittura incentrato il suo nuovo spettacolo, il monologo cabarettistico “Tutto sotto il tetto”, scritto a quattro mani con Donatella Diamanti e messo in scena da Carmen Femiano per “Guascone Teatro”.

Lo show è in pratica “la narrazione tragicomica della più grande sfida che dobbiamo affrontare: quella di metter su casa, di crearsi un luogo tutto per sé nel quale ripararsi dal mondo, salvo poi accorgersi che per realizzare questo sogno c’è un prezzo molto alto da pagare. L’attivazione di mutui a vita la cui ultima rata verrà pagata dalla nostra badante, il delirio dei lavori di ristrutturazione, e una volta chiusa la porta di casa cosa c’è sotto il tetto tanto agognato? I paradossi della vita di coppia, le relazioni complicate con i vicini, e forse anche qualcosa di più. Ognuno si ritroverà in questa galleria infinita di situazioni esilaranti che con uno sguardo divertito ed irriverente cerca una risposta all’eterno dubbio: non sarebbe stato meglio restare girovaghi il più a lungo possibile?”.

La domanda gira ancora come un criceto sulla ruota nella testa di Katia, che porta sul palco l’esperienza vissuta sulla propria pelle. Molti non lo sanno ma la brava e simpatica attrice originaria di Scandicci, dove è nata il 15 settembre 1961, abita nella campagna di Montopoli Valdarno. È qui, in una porzione di una casa colonica finemente ristrutturata, che ha messo insieme i “pezzi” per costruire lo spettacolo grazie al quale sta riscuotendo una marea di applausi, non solo in Toscana.

Rapiti dalla curiosità dopo aver assistito alla performance teatrale, siamo andati a suonare al campanello di casa Beni. Katia ci ha accolti con disponibilità e calore, permettendoci di verificare che tutto quello che va raccontando nel suo spassoso monologo è vero. A cominciare dal mutuo: «Questa casa non è mia – ci dice subito –. È della banca, a cui devo pagare un affitto fino a quando avrò 80 anni».

Non dice bugie e non esagera quando sostiene che il cotto, dopo molteplici discussioni, è rimasto alla fine macchiato, o che le travi di castagno ogni tanto “sudano” e spurgano il tannino. «Sono ormai diventata un’esperta dei lavori di ristrutturazione – aggiunge Katia – e vi posso assicurare che sono gli altri, quelle delle varie ditte, a scegliere per te. Trovano sempre il modo di portarti al punto in cui vogliono loro. In questo ginepraio, poi, il fatto di essere una donna sola è estremamente penalizzante. Ho provato qualche volta ad urlare, ma non ho ottenuto nulla: perché un uomo che urla ha le palle, mentre una donna che urla è semplicemente isterica».

Nonostante le traversie trascorse, Katia è però innamorata della campagna. E soprattutto di quella pisana. E anche dei pisani, in un certo senso: «Hanno un grande pregio – confessa –: quello di essere molto più aperti rispetto ad esempio ai fiorentini. Penso che per un’attrice comica come me sia il miglior pubblico toscano. Tra tutti, è il più disposto a ridere. Se vuoi sperimentare delle cose, lo devi fare in provincia di Pisa. Capisci subito se possono andare oppure no. Eppoi i pisani sono disponibilissimi, hanno cuore.Pensate che al termine del mio spettacolo, ho trovato numerose persone che si sono proposte per venire a smacchiare il cotto a casa mia».

Sul “nido” di Katia Beni aleggia la protezione di Marilyn Monroe, a cui è maniacalmente dedicato uno dei due bagni. «È il mio angelo custode, per me è un mito. È stata una grande attrice brillante, aveva l’anima e la fragilità di un clown. Una sera, per offendermi, mi dissero che ero “la Marilyn dei poveri”. Non ho mai ricevuto un complimento migliore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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