Gioco
Sagre sotto attacco: «Concorrenti sleali, spesso non in regola»
Confcommercio: «Fanno perdere milioni ai pubblici esercizi» Meini (Pro loco): «Sono un valore aggiunto per il turismo»
PONTEDERA. Ogni anno, più o meno di questo periodo la questione si ripresenta: pubblici esercizi contro sagre paesane, “sagrificio” contro sacrificio (quello di ristoratori e baristi).
Secondo Confcommercio la battaglia è impari e a subirne tutte le conseguenze sarebbero i suoi assistiti. Alle prese con orde fameliche dirette verso la sagra del cacciucco in collina, quella del cinghiale al mare, pronti a spazzolare tutti i piatti a prezzi low-cost e disposti a rinunciare, in nome della festa paesana, a sedersi al tavolino dei ristoranti.
L’accusa. Pieragnoli non ci va certo leggero. «In queste sagre ogni carattere di storicità e tipicità è completamente accantonato - scrive - e a prevalere è solo un interesse esclusivo nel fare cassa, sfruttando al massimo le pieghe di una normativa che tollera queste forme di concorrenza sleale e il lavoro di centinaia di cosiddetti volontari. Intanto però, con questo giochino, i pubblici esercizi regolari di Pisa e provincia perdono ogni anno una cifra compresa tra i sei e gli otto milioni di euro».
Da Confcommercio snocciolano anche i numeri: «La provincia di Pisa fa la sua parte, con più di 800 giorni di sagre ogni anno». All’ombra della Torre e zone limitrofe siamo intorno ai quattro eventi al giorno.
«Crediamo che invece di autorizzare simili attività abusive, e mandare schiere di vigili urbani a fare le multe davanti ai locali regolari - spiega Pieragnoli - i Comuni dovrebbero verificare la presenza di fenomeni di illegalità presenti all'interno delle sagre, a partire dall'inquadramento delle persone che ci lavorano».
Indignati. Un’esternazione del genere non è che sia passata inosservata. Soprattutto a chi in questi eventi ci sguazza in mezzo da oltre 50 anni, come il presidente provinciale delle Pro Loco (le principali organizzatrici di sagre) pisane.
«Pieragnoli dovrebbe prima conoscere il funzionamento delle Pro loco - replica Renzo Meini - se avesse letto il protocollo d' intesa firmato dall' Anci e dall' Unpli a Torino nel 2011, forse si ricrederebbe. Secondo questo documento i sindaci d' Italia, insieme alle Pro loco, devono valorizzare una molteplicità di aspetti di un luogo: il territorio, la cultura, la tradizione, il folclore e il turismo. Per farlo devono utilizzare prodotti locali».
Meini sostiene anche che: «Il 50 per cento del turismo della provincia arrivi da luoghi d’attrazione come Piazza dei Miracoli, San Miniato e Volterra ma l’altra metà deriva da imprenditori e dalle Pro loco che investono in questo tipo di feste».
Su di un punto, mister Pro loco è d’accordo: «Vanno valorizzate le tipicità dei luoghi, i prodotti locali. Per questo sono contrario alle sagre pretestuose, quelle organizzate senso senso e che non veicolano la tipicità del posto: tipo una festa del totano in montagna».
«Quando al contrario la festa è di qualità - chiude Meini - anche i ristoranti del posto si riempono».
Tradizioni da difendere. A Buti si trova uno degli spazi più grandi della Toscana che in estate ospita feste e sagre no stop. In questi giorni è prevista quella del fungo. «La nostra festa - spiega Mauro Bacci - ha un forte carattere di storicità, basti pensare ai suoi 17 anni di vita, senza contare che in passato appariva sotto il nome di Festa dell' Unità. Questa non è l' unica sagra di Cascine, ma esiste anche la Sagra del ranocchio che prende le mosse dall' usanza degli anziani di andare a pescare al padule, dove ore si svolge la festa. La realizzazione di questa sagra non rappresenta un problema per la ristorazione, ma è un valore aggiunto perché porta le persone nel paese e nei locali. Non è neanche vero che l' evento è pensato per far cassa: chi partecipa viene per mangiare, ma anche per ballare e rilassarsi».
Dalila Pasquinelli
Rino Bucci
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