Sicurezza
File e tanta rabbia agli sportelli Geofor
Decine di utenti in Comune con la ricevuta di pagamento per dimostrare di aver già saldato la rata di ottobre 2013
PONTEDERA. Arrivano di prima mattina. Si guardano intorno e poi, all’usciere del Comune rivolgono tutti la stessa domanda: «Scusi, dove si trova l’ufficio Geofor?».
Nella maggior parte dei casi hanno in mano una busta verde che, dopo la notifica nella cassetta delle lettere, hanno dovuto ritirare all’ufficio postale. Dentro alla busta c’è la raccomandata in cui il gestore del servizio rifiuti chiede loro, per conto del Comune, di versare un’imposta che la maggior parte ha già pagato.
Il caos. Ci riferiamo al saldo della Tares per l’ottobre 2013, la questione che sta facendo arrabbiare diversi cittadini e costringendo ad un superlavoro gli addetti di Geofor.
La tassa fino all’anno scorso si poteva pagare solo tramite il modello F24 e, secondo la società dei rifiuti, nella ritrascrizione dei codici sono stati commessi diversi, troppi errori. Quel che conta, però, è l’effetto. E l’effetto è che da Pontedera a Ponsacco, da Calcinaia a Cascina decine di persone (soprattutto anziani) hanno dovuto prendere l’auto e recarsi agli sportelli (che a Pontedera sono aperti solo il lunedì e il mercoledì in Comune) per regolarizzare la loro posizione e comunicare all’addetto che hanno già pagato.
Le file. Entrano in Comune e dopo aver ricevuto le indicazioni scoprono che dovranno aspettare il loro turno diverse decine di minuti prima di tornare a casa. Sarà un’altra fila dopo quella che hanno fatto alle poste per ritirare la raccomandata. E lì, in quella sala d’attesa partono gli sfoghi.
«Le lettera mi è stata recapitata cinque giorni fa - dice Enzo Rossi, pensionato di Pontedera - prima sono dovuto andare in posta ora sono qui. Il tutto per una tassa che ho pagato quasi un anno fa. Per fortuna ho ritrovato le ricevute, altrimenti non so che cosa avrei fatto».
Alfio Matteoli, invece, ha dovuto prendere l’auto per partire da Ponsacco, trovare parcheggio, mettere in conto che una mattinata sarebbe volata via per colpa di un disguido burocratico. E, non a caso, ci va giù pesante: «Per un problema del genere , un’azienda privata avrebbe licenziato in tronco il suo direttore amministrativo. Invece, non ci resta che partire da casa, nonostante avessimo versato circa 70 euro per pagare una tassa con l’obiettivo di dimostrare che non siamo evasori. Il modello F24? Lo feci compilare al personale dell’ufficio postale.
Balzello al quadrato. C’è anche chi, un po’ per colpa delle origini straniere un po’ per la paura di quella lettera con su scritto “atto giudiziario” ha preferito pagare il bollettino all’interno. Nonostante avesse già saldato la rata di ottobre 2013 e fosse, in tutto e per tutto, in regola. È accaduto a Mercedes Abad, cittadina cubana residente a Calcinaia.
«Non sapevo neanche che ci fossero questi disguidi per la tassa sui rifiuti - dice - mi è arrivata una lettera con un sollecito di pagamento e pensavo mi fosse stata spedita a ragione. Invece, sono qui a tentare di dimostrare di aver pagato ben due volte».
Altro servizio a pag. 11
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