La manifestazione
«Picchiata e trascinata per ottanta metri»
Emergono particolari sconvolgenti sulla morte di Mara, per la quale è accusato d’omicidio il compagno
CAPANNOLI. A distanza di oltre un anno dalla morte di Mara Catani Nieri, casalinga di 42 anni trovata cadavere nel cortile di casa a Capannoli, c’è una ricostruzione dei fatti molto diversa da quella che il convivente della donna aveva raccontato la notte della tragedia. La Procura chiede il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale nei confronti del convivente della donna, Alfredo Di Giovannantonio, 40 anni, residente a Zambra.
I rapporti della coppia, che aveva una bambino, erano tutt’altro che sereni. E la vittima aveva più volte raccontato ad un’amica di essere stata picchiata dal convivente in più di un’occasione. Con la madre, invece, e i familiari più vicini Mara aveva tenuto tutto dentro di sé. E solo quando è stata trovata morta i familiari hanno avuto subito uno strano presentimento che oggi si rivela una tragica realtà. Mara non era morta per un malore, non era uscita di casa per chissà quale motivo. Non era andata a dormire vestita: quando è stata trovata nel cortile indossava i jeans e una maglietta. I carabinieri, già nei giorni successivi alla morte della donna, avevano messo insieme più elementi per ritenere che la casalinga non fosse vittima di un malore e hanno lavorato con il supporto del Ris per ricostruire le ultime ore di vita della donna e superare le reticenze del convivente. Più racconti avrebbero confermato lo strano rapporto che legava la coppia. La sera precedente al ritrovamento del cadavere (scoperto il 26 aprile dell’anno passato) i due erano stati a Calci. Avevano litigato e la donna, stando a quello che è emerso dalle indagini, aveva bevuto più del normale.
Per “convicerla” a salire sulla macchina e poter così fare ritorno a Capannoli l’uomo, secondo le accuse, l’avrebbe spinta più volte fino a farla cadere per terra. Così le aveva procurato la frattura del setto na e la tumefazione del labbro superiore. L’autopsia ha riscontrato ulteriori contusioni all’orecchio e all’occhio destro. Non solo. Mara sarebbe stata trascinata a terra per 80 metri sempre nel tentativo di spingerla nella macchina. Infine, una volta arrivati a Capannoli, l’uomo l’avrebbe lasciata in macchina senza rendersi conto che la convivente aveva bisogno di aiuto. In questo modo, secondo l’accusa, ne ha causato la morte avvenuta a causa di una “defaillance cardiaca”. La richiesta di processo per il convivente della donna è anche una risposta alla richiesta di verità che i genitori di Mara si aspettano da mesi. La mamma non aveva esitato a rivolgere un appello anche su questa cronaca. «Vogliamo sapere cosa è successo in quella casa a Capannoli. Lo dobbiamo a nostra figlia e a suo figlio che in questi mesi abbiamo visto poche volte e questo per noi è un altro tormento».
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
