Sicurezza
Un rap in memoria di Valeria e Aurora
Diciassettenne scrive un pezzo dopo la morte delle due coetanee lo scorso gennaio prendendo ispirazione dal Tirreno
CASCIANA TERME LARI. «Non muore mai chi vive nel cuore di chi resta». È la frase letta sul Tirreno che ha dato vita al primo rap di un diciassettenne di Casciana Alta: Marco Bachi, in arte Neno. Passaggio, questo il nome della canzone è nato dopo due eventi che hanno sconvolto il mondo, non solo adolescenziale, della provincia di Pisa. Lo scorso gennaio due ragazze di Cascina, Valeria Vanni e Aurora Cei, morirono a distanza di pochi giorni. La prima nel sonno, nel lettino della sua cameretta, la seconda travolta da un treno in corsa alla stazione, mentre attraversava i binari malgrado le sbarre abbassate del passaggio a livello. Quelle parole lette sul giornale, riprese da uno striscione scritto da alcuni coetanei delle due ragazze, è diventato il ritornello della canzone che Marco ha composto praticamente di getto. Dando il là, forse, a una carriera artistica.
Nel nome di Valeria e Aurora. «Quelle due morti mi hanno colpito molto – racconta il diciassettenne mentre si trova in vacanza in Calabria con i genitori e i due fratelli più piccoli – Mia mamma e il mio babbo conoscono i genitori di Valeria, mentre un mio amico era molto legato ad Aurora. Non le conoscevo di persona, ma leggere che non c’erano più mi ha toccato nel profondo. Sono rimasto come stordito per alcuni giorni, finché ho letto quella frase sul Tirreno e mi è venuta l’ispirazione. Avevano più o meno la mia età e ho provato a immedesimarmi nei genitori e negli amici. Ma anche in loro stesse, alla vita a cui hanno dovuto rinunciare per semplici fatalità. Quando muore qualcuno non c’è mai un perché. Ma quando se ne va un giovane è sempre un’ingiustizia a cui è impossibile dare una spiegazione».
Investimento di una vita. Da quella canzone, però, Marco ha trovato il pertugio nella sua testa per provare a scrivere canzoni, dando vita a Black out il suo primo disco scaribabile gratuitamente sul suo profilo Facebook. Per rendere realtà la passione che culla ormai da tempo, quella appunto del rap, Marco ha investito i risparmi degli ultimi anni: le paghette e i regali in denaro delle ricorrenze speciali come Natale o i compleanni. Si è comprato un microfono e un po’ di strumentazione. Si è scaricato un’applicazione da Internet sul computer e si è messo a mixare le basi. Il tutto con l’aiuto di Scriba ed Hermes due rapper della zona che hanno già dimestichezza con i mezzi necessari per la produzione di questo genere di musica. «Mi hanno aiutato molto – spiega “Neno” – perché i programmi sono tutti in inglese. Ma alla fine ce l’ho fatta e sono arrivato al mio primo disco».
Rapper buono. Black out sta avendo un buon successo. È online da un mese ed è molto scaricato. E le 25 copie che Marco aveva stampato per parenti e amici sono ormai state tutte “piazzate”. «Chi lo ascolta lo trova ganzo – sottolinea il giovane rapper – E questo mi fa molto piacere». Il diciassettenne, che studia all’Iti di Pontedera e aiuta il padre nel negozio di alimentari di Casciana Alta, dove vive con la famiglia, è già salito sul palco: alla Sagra della pesca di Usigliano. Un esordio particolare per un genere che è da sempre accostato a violenza e malavita. «Conosco le storie dei grandi rapper americani – dice – e credo siano vere. Ma non necessariamente chi fa o ascolta rap deve essere un violento o un poco di buono. La musica e le parole sono fatte per essere scritte e ascoltate. Ma sta a ognuno di noi utilizzarle e viverle nel modo migliore possibile»
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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