Sicurezza
Trovata morta nel cortile di casa per la Procura è stato omicidio
Il compagno è sempre più nei guai. Per lui, dopo essere stato indagato, è stato chiesto il processo Il decesso di Mara, 42 anni di Capannoli, sarebbe stato causato dalle percosse ricevute in una lite
CAPANNOLI. È stato un omicidio preterintenzionale. A distanza di un anno e mezzo dalla morte di Mara Catani Nieri, 42 anni, casalinga di Capannoli, la Procura della Repubblica di Pisa ha chiuso le indagini su un giallo che angoscia i genitori della povera Mara e ha chiesto il processo per l’indagato. Non è stato un malore a ucciderla, come invece avrebbe voluto far credere il compagno, che oggi è chiamato a rispondere dei fatti avvenuti quella maledetta notte.
Il magistrato che ha seguito il caso ha chiesto da pochi giorni il rinvio a giudizio - l’udienza preliminare è stata fissata per il 2 dicembre - per il compagno della vittima, Alfredo Di Giovannantonio, 39 anni, camionista di Cascina. Il 26 aprile del 2013 c’erano solo il camionista e il figlioletto della coppia nella casa di Capannoli, nel cui cortile Mara venne trovata morta. Troppi particolari nella versione data dall’uomo ai carabinieri non erano del tutto convincenti. I riscontri dell’autopsia e gli accertamenti dei carabinieri del Ris, tornati più volte nella modesta casa di vicolo Marinari nel piccolo centro dell’Alta Valdera, hanno fornito un’altra lettura della tragica fine di Mara. Un’altra giovane donna uccisa tra le mura domestiche. Quella notte, come lasciano intendere le conclusioni della Procura della Repubblica, la donna e il convivente discussero. Una lite violenta: in casa sono state trovate ovunque tracce di sangue cancellate ma che non sono sfuggite ai militari del Ris. Mara potrebbe aver perso i sensi dopo le percosse e non essere stata soccorsa in tempo per potersi salvare.
Alcuni mesi fa, dopo un lungo silenzio della Procura, la famiglia della vittima aveva sollecitato una rapida conclusione delle indagini. «Vogliamo sapere cosa è successo in quella casa. Lo dobbiamo a nostra figlia e a suo figlio che in questi mesi abbiamo visto poche volte e questo per noi è un altro tormento», aveva detto la madre di Mara. Già il pomeriggio della tragedia a Capannoli non si faceva altro che dire che la donna era stata uccisa. Eppure, inizialmente i carabinieri, partendo dalle dichiarazioni del convivente, parlarono di una donna trovata morta all’alba, nel cortile davanti alla porta di casa. Di notte, questa la prima ricostruzione, si era sentita male ed era uscita a chiedere aiuto.
A dare l’allarme era stato il convivente. Il cadavere aveva i jeans abbassati e una sola scarpa. L’altra era buttata a qualche metro di distanza dal corpo. Il medico del 118 di Pisa ai familiari disse che quando erano intervenuti la donna era morta da un po’. Pochi giorni dopo i primi sospetti “ufficiali”.
Il funerale, a San Giorgio di Cascina, paese d’origine della famiglia della donna, venne interrotto e la salma portata di nuovo a medicina legale. Non era stato un malore a provocare la morte della donna che dopo le percosse aveva avuto un’emorragia. In casa i Ris hanno rilevato tracce di sangue ovunque: sul pavimento, nella vasca da bagno, vicino all’ingresso e riscontrato segni che potrebbero essere compatibili con il trascinamento del cadavere verso l’esterno della palazzina della coppia.
In questi mesi il camionista si è tenuto dentro il segreto di quella notte. Non una parola con i genitori e neppure con il figlio che gli è stato affidato.
Il processo metterà finalmente un punto fermo nella storia ed è una risposta alle richieste della famiglia di Mara, assistita dall’avvocato Rolando Rossi, che chiede di sapere la verità sulla morte della donna, ora sepolta nel cimitero di Cascina.
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