Il Tirreno

Pontedera

Primo sì tra pareti ingiallite e ganci per seccare le pelli

di Giacomo Pelfer
Primo sì tra pareti ingiallite e ganci per seccare le pelli

Esordio del Museo del Cuoio come location per un matrimonio. Il sindaco ha unito il figlio del suo predecessore e Lucrezia. «Questo luogo entri nel cuore di tutti»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Non c’erano i banchi della sala consiliare e neppure il classico altare della chiesa. Ma le suggestioni c’erano tutte, eccome. Fra l’emozione degli sposi, la commozione del sindaco e amica Giulia Deidda, e il clima di festa che si respirava tra amici e parenti. Il tutto fra le pareti ingiallite di fatica e di lavoro che ieri pomeriggio hanno fatto da cornice al primo, inedito matrimonio ospitato all’interno di un’antica conceria restaurata. Quella del Museo del Cuoio di Santa Croce, scelta come location alternativa per il fatico sì tra Lucrezia Pedoto e Francesco Ciaponi, figlio dell’ex sindaco Osvaldo, che pochi mesi fa aveva tenuto a battesimo la struttura.

Un edificio che, in attesa di diventare davvero un museo, è stato messo a disposizione dei santacrocesi, per ospitare eventi, iniziative e perfino cerimonie. Ieri l’esordio assoluto, con gli invitati accolti sotto una volta di travi in legno ancora punteggiate di centinaia di ganci per l’asciugatura delle pelli. Uno spazio tanto semplice quanto carico di significati, dove gli invitati non hanno tardato a sentirsi a loro agio, nelle antiche stanze trasformate in una cornice elegante e suggestiva, merito anche dell’aperitivo curato dal bar enoteca Vacchetta.

«Sono certa che questo luogo entrerà presto nel cuore di tutti i santacrocesi, così come è stato per Francesco e Lucrezia», ha detto Giulia Deidda, che ha accolto gli sposi nel piazzale del museo con indosso la fascia tricolore e tutta l’emozione di un’amicizia profonda. Prima l’arrivo di Francesco, accompagnato per mano dal figlio Cesare, e seguito a breve distanza dal padre Osvaldo. Dopo pochi minuti l’approdo di Lucrezia, a bordo di una vecchia 500 e in compagnia della piccola Viola.

Evidente l’emozione degli sposi in piedi davanti a Giulia Deidda, per la quale la cerimonia di ieri rappresentava il primo matrimonio da sindaco: «Mi sento prima di tutto un’amica», ha esordito, consegnando come regali una pianata e un mattoncino Lego, «perché credo che l’amore abbia bisogno di mattoni e di radici, specie per un progetto già impegnativo come il vostro, che si riassume in Cesare e Viola».

Dopo il fatidico sì, lo scambio delle fedi e gli immancabili applausi, Francesco ha preso la parola per ripercorrere la storia del rapporto con Lucrezia, dagli anni di un’amicizia un po’ distratta fino alla scintilla dell’amore. Infine l’augurio personale e commosso di Giulia, prima del trasferimento di tutti gli invitati alla Sagra della Zuppa di Massarella, per chiudere all’insegna della semplicità e dell’allegria un matrimonio senza dubbio fuori dall’ordinario.

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