Il Tirreno

Pontedera

I sassi lungo quel filo rosso per sanare la ferita alle mura

di Rino Bucci
I sassi lungo quel filo rosso per sanare la ferita alle mura

Cittadini e membri delle associazioni e delle contrade si trasformano in attori per la serata clou di “VolterraTeatro”. Circa un migliaio gli spettatori

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VOLTERRA. Un lungo filo rosso che da piazza dei Priori, come una ragnatela, si dipana lungo le vie periferiche della città fino a piazza dei Fornelli.

Là dove il crollo delle mura ha ferito Volterra. Per la serata clou di VolterraTeatro, la città etrusca si risveglia percorsa da un fil rouge che simboleggia lo sfregio che ha subìto con le piogge d’inverno.

L’appuntamento è alle sei davanti al Comune. È lì che i cittadini, i membri delle associazioni, quelli delle contrade per un giorno si sono trasformati in attori. Ed è lì che hanno messo in scena il dolore causato dalla scomparsa di un pezzo di città. A guardarli ci sono circa un migliaio di persone. Vengono filmati, fotografati, un drone li segue dall’alto.

Oggi, Volterra è un palcoscenico a cielo aperto; un palco che si contrappone a quello chiuso, all’interno del carcere, che ha visto la messa in scena dello spettacolo di Armando Punzo.

Dal cuore della città, il gruppo, come un corteo funebre, si sposta in silenzio verso piazza dei Fornelli. Ad accogliere la processione, nella terrazza degli artisti incorniciata da un panorama mozzafiato e da una gru che sta lavorando per piazzare i nuovi piloni, li attende lo squillo delle trombe. Gli attori, nel luogo della ferita, posano il nastro rosso e raccontano il loro dolore. Il pubblico li guarda, interpreta. Alla fine della performance tutti i presenti lasciano un sasso sul muretto di piazza di Fornelli. Quei sassi saranno materia viva della ricostruzione, delle nuove mura.

L’ultimo rito si consuma nell’altro luogo riscoperto: il teatro romano. Lo spazio che da questa estate ha cominciato ad ospitare gli spettacoli nella sua sede originale. Tutti gli attori si dispongono lungo il parapetto che guarda il coro del teatro, mentre il filo rosso corre fin dentro il palco forte dei suoi chilometri di lunghezza. A quel punto gli attori declamano gli ultimi versi della ferita e poi si dileguano.

Lo spazio del ricordo, però, non si ferma. Continua fino a notte fonda, fino alle dieci di sera quando vengono liberate in cielo le lanterne. Un rito decennale, per Volterra, ma che quest’anno si sposa con il desiderio di ricostruzione. Un desiderio che negli ultimi giorni ha incontrato il via libera del Ministero dei Beni culturali che ha concesso due milioni di euro per la ricostruzione. L’ultimo tassello per giungere a quei sei milioni che serviranno per risollevare la parte crollata in piazza dei Fornelli e allo Sperone.

Ieri, si è accesa anche una piccola polemica. La discussione ha preso largo sui social, dove diversi gruppi hanno denunciato che la regista della manifestazione della Ferita, in preda al nervosismo, abbia pubblicamente offeso la città. Un fatto che non viene, al momento, confermato dai diretti interessati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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