Il Tirreno

Pontedera

Piaggio, protesta vicino a Colaninno

Piaggio, protesta vicino a Colaninno

Guidati dalla Rsu Fiom, gli operai arrivano al museo dov’è in riunione il presidente. Che però passa dall’ingresso secondario

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PONTEDERA. «Questa volta avevamo davvero la possibilità di farci sentire dal grande capo. Però, ci abbiamo provato...». Il commento che l’operaia fa mentre il corteo torna dal Museo Piaggio e si dirige verso la porta carraia dello stabilimento è un misto tra il deluso e il malinconico, dato dal fatto di essere arrivati a pochi metri dal presidente del gruppo delle due ruote, Roberto Colaninno, presente al museo per una riunione di lavoro, E non essere riusciti a penetrare la neppure troppo fitta rete di forze dell’ordine. Nelle sue parole, però, c’è anche l’orgoglio di aver radunato un numero superiore di lavoratori, rispetto alle ultime manifestazioni, e di aver avuto l’intuizione quanto meno di movimentare un minimo la mattinata del principale obiettivo delle loro proteste.

«C’è Colaninno a Pontedera». Tutto è cominciato alle nove di ieri, orario in cui i membri della Rsu in quota alla Fiom Cgil aveva indetto uno sciopero con corteo interno per protestare contro «l’errato utilizzo dei contratti a termine in questo periodo estivo e il mancato impiego dei part time verticali e per non aver ricevuto il pagamento del premio da due anni a questa parte». In pratica, gli stessi problemi che hanno portato a ripetuti scioperi in fabbrica negli ultimi mesi. Ma questa volta c’è un elemento in più che fa aumentare i partecipanti al corteo interno con l’obiettivo di uscire in viale Rinaldo Piaggio. «Roberto Colaninno è a Pontedera, anzi, è al Museo Piaggio per una riunione», racconta la voce che si diffonde tra le tute blu. E, in effetti, è proprio così. Anche se «in realtà, il presidente viene in città due e a volte anche tre giorni a settimana», spiegano dall’azienda. Una cosa normale, quindi. Ma non per i lavoratori che intravedono la possibilità di farsi sentire per davvero, questa volta. La manifestazione esce, fatalmente, in strada e si dirige verso l’ingresso del museo in cui sono custoditi i gioielli della fabbrica.

Viale transennato. Quando la porta carraia si apre al flusso degli operai, secondo i sindacati la produzione è bloccata. Per Piaggio, invece, l’adesione allo sciopero è del 25% e, sempre secondo l’azienda, i lavoratori che si dirigono verso Colaninno sono circa 80. Numeri a parte, quel che saltaall’occhio è la chiusura di viale Piaggio con transenne da parte della polizia municipale e la presenza di agenti del commissariato e carabinieri nell’area antistante il museo. Precauzioni diverse dal solito, date dal fatto che questa non può essere una mattinata di protesta qualsiasi, vista la presenza in zona del “grande capo”, il quale passa da un ingresso secondario ed evita gli operai. Niente di fatto, quindi, con grande tranquillità da parte di tutti. I lavoratori, alle 11, tornano in fabbrica per un’astensione dal lavoro durata due ore e ripetuta per un’ora a ogni fine turno.

La diffida a Piaggio. Tra i motivi della manifestazione di ieri c’è anche un aspetto che Massimo Cappellini, Rsu Fiom spiega così: «Abbiamo diffidato Piaggio dal ritenere valido l’accordo di lunedì in cui l’azienda può utilizzare il monte ore di ferie e permessi non ancora maturati per coprire i periodi di stop produttivo previsti per alcuni reparti, in più alle tre settimane di fermo annunciate per agosto. E che non sarebbero coperti. L’accordo è stato firmato da un rappresentante di Uilm-Uil e Fim–Cisl su un totale di 30 membri della Rsu e, secondo noi, non è valido.

Andreas Quirici

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