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Quant’è dura la vita del ciclista

Quant’è dura la vita del ciclista

Viaggio nelle piste ciclabili del Comprensorio, tra erba alta, percorsi fantasma e poche buone notizie

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SAN MINIATO. Per la zona sono un’assoluta rarità. Poche, isolate, in gran parte malmesse o letteralmente dimenticate, lungo tracciati che iniziano da un punto a caso per concludersi in mezzo al niente. Sono le piste ciclabili del comprensorio del Cuoio. Pochi tratti, realizzati a macchia di leopardo qualche anno fa, spesso grazie a finanziamenti esterni, e poi finite nell’abbandono, sacrificate sull’altare delle priorità e dei tagli alle manutenzioni. Tanto che il viaggio su due ruote, fra i Comuni del Valdarno, continua ad essere un’impresa che richiede grande attenzione e una buona dose di coraggio. Sommersa dal verde. Un viaggio iniziato, non a caso, da via Arginale Ovest, la trafficatissima strada tra San Donato e San Romano, che unisce i Comuni di Santa Croce e Castelfranco con la stazione ferroviaria. Pochissimi i metri di larghezza, che costringono le auto a continui slalom fra le tante biciclette in transito da e verso la stazione. Una strada, insomma, dove una pista ciclabile servirebbe eccome. Ne esistono in realtà due piccoli tratti, in territorio sanminiatese ma ad un passo dal confine di Montopoli. Uno di questi, però, è praticamente irriconoscibile, sommerso da un tappeto di vegetazione che l’ha reso impraticabile. Il tutto nonostante il recente taglio dell’erba e dei canneti seguito alle polemiche della scorsa settimana. Un problema segnalato dai residenti, che lamentano la mancanza di interesse anche da parte della stessa Consulta. Restando nel Comune di San Miniato, per trovare un’altra pista ciclabile bisogna spostarsi fino al Fontevivo, dove il percorso ciclo-pedonale a lato della Tosco Romagnola si presenza senza dubbio in buone condizioni. Ma si tratta, come detto, di una vera rarità.

Percorsi “fantasma”. Tornando verso Montopoli, invece, fatta eccezione per il tratto di lungarno Pacinotti, scopriamo che i percorsi ciclabili realizzati anni fa nell’area di Fontanelle, tra l’Arno e la ferrovia, sono ormai completamente scomparsi. Lungo via Vaghera e Via dei Girasoli ci sono ancora i cartelli, con tanto di mappa sentieristica, ma della striscia gialla che un tempo delimitava lo spazio per le due ruote non c'è più traccia, se non per qualche macchia ormai scolorita. Il tutto a dispetto dei finanziamenti comunitari, con tanto di bandierine dell’Unione Europea affisse ancora sui cartelli.

L’opera incompleta. L’unica pista ciclabile di Castelfranco, quella lungo via Usciana, è tornata finalmente praticabile, da qualche giorno, dopo il taglio della vegetazione che l’aveva ricoperta. Le condizioni del percorso, però, mostrano ormai tutti gli effetti dei prolungati periodi di stop alla manutenzione. Si tratta comunque, anche stavolta, di un percorso incompleto, che ancora attende un collegamento con il centro del paese. Un progetto ormai dimenticato, ingabbiato nella fallimentare lottizzazione nell’area del cimitero.

Piste da brivido. È un caso a sé, invece, quello di Santa Croce, che vanta la maggiore estensione di percorsi ciclabili all’interno della cittadina, sempre ammesso che si possano definire tali, lungo strade trafficatissime dove la sicurezza dei ciclisti è affidata solo ad una striscia gialla sull’asfalto e a tanta buona sorte. Percorsi da brividi, insomma, come quello che corre a lato di via Francesca Sud. Percorsi che spesso si interrompono, in mezzo al niente, senza soluzione di continuità, e che costringono a pericolose deviazioni. Piste ciclabili “spezzatino”, da cui sono esclusi luoghi come il campo sportivo, la piscina o il cimitero.

Giacomo Pelfer

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