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Gli appuntamenti per la rassegna nella Città della Rocca
SAN MINIATO. È stata un festa intensa di emozioni, di grande teatro, di spunti di riflessione importanti e attuali. La Festa del Teatro di San Miniato, quest'anno, ha toccato senza dubbio uno dei...
SAN MINIATO. È stata un festa intensa di emozioni, di grande teatro, di spunti di riflessione importanti e attuali. La Festa del Teatro di San Miniato, quest'anno, ha toccato senza dubbio uno dei momenti più alti della sua lunga storia anche per gli spettacoli collaterali che hanno accompagnato il pubblico alla prima assoluta di Finis Terrae. Spettacoli che vengono definiti minori ma che hanno visto decine e decine di spettatori ogni sera.
La rassegna è iniziata alle soglie di luglio con "Piantate in terra come un faggio e una croce", di e con Elisabetta Salvatori e al violino Matteo Ceramelli. Una rappresentazione raffinata del racconto delle vite di Caterina Benincasa e Beatrice Bugelli, ovvero: Santa Caterina da Siena e Beatrice di Pian degli Ontani, la poetessa pastora. Le due donne non si sono mai incontrate: a dividerle ci sono secoli di storia e ad unirle un'infinità di fili sottili e affascinanti. Parlare di loro è entrare nel mistero di sapienze sorprendenti che vanno oltre le istruzioni scolastiche, di povertà trasformata, di bellezza come valore assoluto, di talento, di amore di terra e di cielo, di fede. Quindi In Canto e in Veglia di e con Elena Bucci: una riflessione carica di significati sulla vita e sulla morte, sui riti collettivi che pur senza muovere denaro da sempre hanno aiutato a condividere i passaggi della vita e della morte. Ovvero le veglie funebri con il loro carico di risate e pianti, le danze e i canti delle feste, le soste silenziose, il tempo perso del ritrovarsi, le ricorrenze legate alle stagioni, tutte cose sacrificate ad un senso di libertà dell'individuo che forse non appare più tale.
Poi il trionfo de "Il mio Gesù" di Beppe Dati in un Duomo stracolmo di gente per il musical che ripercorre la vita di Gesù fino alla Resurrezione attraverso la narrazione di coloro che ne furono testimoni oculari. Lo spettacolo - carico di tensione e slancio spirituale - ha entusiasmato per la sua forma di canzoni inedite e di testi poetici che si illuminano a vicenda dando vita ad una sorta di Vangelo cantato, o, se vogliamo, di piccola opera musicale moderna, che restituisce contemporaneità alla vita esemplare di Gesù di Nazaret. Poi ancora "Giovanna al rogo - Storia di una identificazione" con con Luisa Guicciardini e Lombardo Fornara, guidati dalla sapiente regia di Roberto Guicciardini per scoprire la figura di Giovanna d'Arco che ha sempre esercitato una forte attrazione per il carisma della sua azione, il fascino della sua realtà umana. Benché tanto si sappia di lei, resiste tuttavia nell'immaginario come "un corpo opaco ed enigmatico nell'apparente trasparenza della Storia". In questo spettacolo si è mateializzata sulla scena in tutta la sua raffinata drammaticità. Ha chiuso il cartellone degli spettacoli collaterali "Semillas - Il Salvador di Marianella e Oscar Romero", splendita rilettura una figura di grande importanza e della sua storia: il 13 marzo 1983 nella scuola militare di San Salvador moriva, uccisa a 34 anni dai militari del regime, Marianella Garcia Villas, avvocato, presidente della Commissione per i diritti civili nel Salvador.
Anche in questo caso, applausi a scena aperta.
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