Il Tirreno

Pontedera

Dramma e passione tra le colline pisane: in tremila assistono alle prove generali aperte di Bocelli

di Andrea Lanini
Dramma e passione tra le colline pisane: in tremila assistono alle prove generali aperte di Bocelli

Diretto da Placido Domingo nella suggestiva cornice del Teatro del Silenzio, il tenore ha interpretato il Turiddo della “Cavalleria rusticana”

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LAJATICO. Le dolci colline di Lajatico come un'acropoli ellenica. Colonne, cavalli scalpitanti, timpani, parti di superstiti muraglie: bianche tracce di antiche e nobili civiltà, la cui storia sembra fuoriuscire da questo spicchio di Valdera per perdersi su vastità millenarie. A vigilare con sguardi benevoli, ma fermi, il passaggio degli artisti sul palco, candide statue che fanno materializzare qui, al Teatro del Silenzio, un assaggio di cultura mediterranea che delizia gli occhi di un pubblico proveniente da ogni parte del mondo. La prova generale del sogno che Andrea Bocelli dedica ogni anno alla sua terra inizia, nella serata di sabato, alle 21.30 (FOTO), al crepuscolo. Il museo en plein air inventato da Alberto Bartalini (la sua scenografia di questa nona edizione, si chiama, in una serie infinita di rimandi emozionali, "Mediterranea") accoglie l'oscurità assieme all'entrata in scena del padrone di casa, che ha voluto dedicare la prima parte a Mascagni, un altro grande toscano della musica amato in tutto il mondo. Alle spalle di Bocelli un'orchestra e un coro diretti dal grande Placido Domingo, mito del melodramma che, durante la sua strepitosa carriera, ha impersonato il Turiddu di Cavalleria Rusticana centinaia di volte ("Un ruolo che adoro - ha detto il maestro madrileno - sono contento che ora, a cantare le sue parole, sia Andrea").

Sì, davanti a più di tremila persone, Andrea è compare Turiddu, vortice di vitalità, di passione. Di pathos: questa la parola il cui antichissimo, misterioso carisma incornicia la rappresentazione, a partire dal toccante monologo che, attraverso la voce di un attore, anticipa il suono degli strumenti. Non prima che Domingo, poderosa figura nerovestita al centro della scena, saluti la platea. Con una raccomandazione che, con dolcezza, chiede la benevolenza dell'uditorio: «È una prova, forse dovremo mettere a posto qualcosa... Comunque, buon ascolto».Ecco la prima aria di Cavalleria, l'aria di Turiddu, rivolta a quella che fu la sua bella, trame orchestrali che già anticipano il dramma, mentre una coppia di ballerini esce dall'ombra per incantare con un passo a due. È solo l' inizio, la storia d'amore e morte tratta da Verga si srotola, in una versione concertata che imprigiona, grazie alle scenografie, al suono potente degli strumenti, alle voci solenni del coro, tutto l'incontro della rappresentazione teatrale. Nella seconda parte, altre celebri arie (Verdi, Puccini, tra tutti), altre battute immortali.

Ma la prova generale è pur sempre una prova. Di tanto in tanto, Placido Domingo, direttore scrupoloso, attento alle sfumature con cui la musica si intreccia col canto (chi meglio di lui), ferma l'orchestra, dà istruzioni per amalgamare al meglio i volumi delle varie sezioni. Poi la partitura riprende a scorrere. Gioielli del melodramma in lingua italiana che si spandono in un cielo toscano, per i tantissimi stranieri che per tutto l'anno il Teatro del Silenzio, questo è, come dice in inglese Kathrine, bionda studentessa di New York, "un sogno a occhi aperti". Tutta qui la magia elettrica di questo luogo: il sogno di Andrea che diventa sogno condiviso, emozione di tutti.

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