Sicurezza
Il teatro canzone di Gaber reinterpretato da Giulio Casale
PECCIOLI. Col concerto di stasera, a Peccioli, al Festival 11 Lune, dove presenta, sul palco dell'anfiteatro Fonte Mazzola (ore 21.30), il suo “Da Gaber al futuro”, one man show basato sulla formula...
PECCIOLI. Col concerto di stasera, a Peccioli, al Festival 11 Lune, dove presenta, sul palco dell'anfiteatro Fonte Mazzola (ore 21.30), il suo “Da Gaber al futuro”, one man show basato sulla formula del teatro-canzone, un viaggio per voce e chitarra acustica lungo percorsi disseminati di gemme provenienti dal più alto cantautorato del Novecento, Giulio Casale chiude la sua breve, intensa tournée toscana, iniziata il 10 luglio a Pisa, dalle sponde sonore di “Argini e Margini”, e proseguita a Pietrasanta, a Pontedera, a Casciana Terme. Artista il cui multiforme talento si sprigiona, serata dopo serata, concerto dopo concerto, in spettacoli diversi tra loro ma intimamente connessi da corrispondenze emozionali dalle radici condivise, Casale, col suo canto flessibile, ora dolce come una carezza ora potente come un urlo liberatorio, con quello sguardo profondo, incorniciato in un volto che sembra ritratto da un pittore preraffaellita, ha creatività e modalità espressive che si articolano secondo una dislocazione da arcipelago, un bagaglio culturale che funziona attraverso dinamiche da centrale elettrica: dal proscenio di ogni replica, da quelle parole, da quegli accordi, a chi ascolta arriva, in dono, una luminosa energia. Alcune delle isole del “Poeta del rock”: i live denominati “Acustico confidenziale”, in cui molti dei brani degli “Estra”, suo gruppo storico, incontrano Gaber, De Andrè, Tenco, Guccini, De Gregori, Vian, i riferimenti di sempre; il reading “Sullo Zero”, «da cui, circa quattordici anni fa», racconta lui, «nacque la mia svolta solistica: l'incontro col teatro, il riscoprire nei miei stessi testi, attraverso i suoi nobili silenzi, un valore nuovo»; “Da Gaber al futuro”, filiazione diretta dello spettacolo che Gaber e Luporini scrissero negli anni Settanta e che Casale ha ripreso nel 2007, vincendo il Premio Erriquez per il miglior spettacolo teatrale di quell'anno. A fare da ponte tra questi territori già naturalmente adiacenti, la voce di una chitarra, e la voce di un poeta-filosofo- scrittore-attore-cantautore che a questo giro, per Pontedera, e per il suo stesso estro, ha inventato declinazioni nuove. La prima ripercorre le orme lasciate, a partire dal 2000, da “Sullo Zero”, che nacque come raccolta di poesie (una nuova edizione di quell'antologia, arricchita «di alcune cose nuove», è stata appena pubblicata da Tagete col titolo “Sullo Zero. Nove altre poesie e una (volgare) invettiva”) per poi diventare «il mio primo spettacolo “già” teatrale. Ho deciso di riproporlo non per nostalgia, ma perché c'è un senso nel farlo di nuovo». E il conciso, denso saggio di teatro-canzone che Casale ha dedicato, in occasione dell'inaugurazione della mostra ospitata dal Museo Piaggio, a Modigliani. Sul palco dell'auditorium Piaggio, lo scorso sabato, un poeta della pittura raccontato da un poeta della parola in musica. La chitarra acustica a tracolla, alternando brani del suo ultimo disco, “Dalla parte del torto” (2012), a letture tratte dall'epistolario dell'artista livornese. E un pensiero di Modigliani recitato con enfasi particolare: “Non cerco il reale né l'irreale, ma l'inconscio”. Una frase che, a buon diritto, Giulio Casale può sentire sua.
Andrea Lanini
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