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nella rapina ferirono un automobilista

Assalto al Panorama per i sei banditi chiesto il processo

Assalto al Panorama per i sei banditi chiesto il processo

PONTEDERA. Dagli arresti alla richiesta di rinvio a giudizio sono passati poco più di sei mesi. Per l'assalto al portavalori al centro commerciale Panorama, il sostituto procuratore Giancarlo...

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PONTEDERA. Dagli arresti alla richiesta di rinvio a giudizio sono passati poco più di sei mesi.

Per l'assalto al portavalori al centro commerciale Panorama, il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni ha chiesto il rinvio a giudizio delle sei persone arrestate nei primi giorni di dicembre e che ancora sono detenute in carcere. Il gup deciderà in autunno.

Il blitz armato avvenne intorno alle 8 del 18 giugno 2012 con uno strascico doloroso per un passante a cui spararono in faccia credendolo un inseguitore.

Tra membri del commando e basisti, la gang entrò in azione bloccando i vigilantes per portare via 82mila euro. Poi la fuga con una Dacia Sandero e un Opel Combo.

Le indagini della squadra mobile di Pisa e della sezione anticrimine della questura di Firenze portarono all'emissione di sei misure cautelari firmate dal gip per rapina e concorso in tentato omicidio a carico di Patrizio Amendola, 50 anni, di Caivano (Napoli), considerato il capo della banda; Pasquale Puro, 48 anni, di Frattaminore; Antonio D'Ambrosio, 50 anni, di Napoli; e dei basisti Arturo Storico, 44 anni, di Capannoli, piastrellista e Francesco Di Marco, 61 anni, di Ponsacco, imbianchino; dopo un paio di mesi venne arrestato anche il sesto coinvolto nel raid sfuggito alla cattura, Salvatore Lamanna, 52 anni, napoletano. Per tutti il pubblico ministero ha chiesto il processo.

Di Marco ha avanzato una richiesta di rito alternativo per essere giudicato ricorrendo all'abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena e la possibilità di fare appello.

Usando una delle pistole prese ai due vigilantes della Securpol, uno dei banditi, fece fuoco contro Riccardo Sassi, 50 anni, di Pontedera, centrandolo sotto un occhio. Lo avevano scambiato per uno che voleva inseguirli solo perché la sua auto, un fuoristrada nero, era simile a quello di un avvocato che in effetti li aveva inseguiti tenendosi in contatto con la centrale della questura che lo dissuase dal proseguire la corsa dietro ai banditi. Il destino volle che nella scia dei fuggitivi finisse Sassi che stava solo andando a fare un pagamento alla posta.

Da due anni vive con una pallottola in testa e trascorre quasi tutta la sua esistenza in casa attento a non fare movimenti bruschi.

Nella Dacia Sandero salvata dalle fiamme - i banditi bruciarono l'Opel Combo vicino a Treggiaia - venne ritrovato un biglietto con un numero di cellulare in uso ad un meccanico napoletano.

E da lì presero le mosse le indagini. Infatti dopo averlo messo sotto sorveglianza, gli inquirenti risalirono a numeri, anche degli arrestati, che vennero localizzati nella zona della rapina attraverso le celle telefoniche.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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