Sicurezza
Più armi in Regione per salvaguardare la valle del Chiecina
Il nuovo piano paesaggistico “corretto” grazie all’intervento del consigliere Tognocchi. Una speranza in più per i tartufai
SAN MINIATO. C’è un’arma in più, oltre al tartufo, nella lotta contro le cave nella valle del Chiecina. È l’arma del paesaggio, dei valori naturalistici di un territorio peculiare. Qualità ben note per chi vive, frequenta o lavora in quella fascia di territorio a cavallo fra Palaia e San Miniato, ma che adesso la Regione Toscana ha riconosciuto, nero su bianco, a corredo del Piano paesaggistico adottato a maggioranza lo scorso primo luglio. Piano che ha fatto parlare di sé soprattutto per la battaglia tra la Regione e le imprese apuane del marmo, ma che ha toccato anche il tema del fronte “No cave” tra San Miniato e Palaia. Merito di un emendamento promosso dal consigliere Pier Paolo Tognocchi: poche righe, che hanno centrato l’attenzione proprio sulla valle del Chiecina, con l’obiettivo di rafforzare la salvaguardia a tutela della qualità paesaggistica della zona, in attesa ovviamente dello studio condotto dall’Università di Pisa, a certificazione della aree tartufigene, le cui conclusioni sono attese entro l’estate. «Il Piano paesaggistico fornisce delle prescrizioni – spiega Tognocchi – degli indirizzi per gli enti locali (Province o Comuni) chiamati a decidere. In questo quadro abbiamo cercato di rafforzare gli elementi di tutela paesaggistica, in un territorio interessato da un piano estrattivo che secondo noi non ha senso». L’emendamento, infatti, riferendosi al caso della valle del Chiecina, suggerisce di «non interessare per le aree estrattive di materiali non pregiati – si legge – le superfici caratterizzate da continuità, maturità ed elevato valore ecologico delle matrici forestali, nonché le formazioni boschive che caratterizzano “figurativamente il territorio” come indicate dal Piano». «L’obiettivo – dice Tognocchi – è quello di fornire alla Provincia un altro strumento per fare dietrofront, oltre allo studio che sicuramente confermerà che la zona è tartufigena». Provincia e Comune di Palaia, infatti, hanno delegato la decisione ai risultati di un studio commissionato al dipartimento di Scienze agrarie dell’Università di Pisa, che deve certificare le aree della valle realmente vocate alla raccolta del tartufo, rivedendo così gli strumenti urbanistici ed eventualmente stralciando tutte o alcune delle quattro previsioni di cava previste: tre sul lato di Palaia e una sulla sponda sanminiatese, a pochi passi dall’abitato di Bucciano. La comunicazione dei risultati della ricerca sarebbe ormai agli sgoccioli: «Tra la fine di agosto e i primi di settembre», annuncia il sindaco di Palaia Marco Gherardini, spiegando che nonostante la lunga attesa «i tempi in realtà sono quelli fissati. Tempi necessari – dice – per il campionamento e la successiva analisi molecolare. Siamo assolutamente certi della serietà del lavoro che l’Università di Pisa sta portando avanti e ci rimetteremo a quelle che saranno le conclusioni. Nel frattempo, stiamo continuando a lavorare, come dimostra l’emendamento portato da Tognocchi in consiglio regionale. Un percorso a cui guardiamo con interesse nell’intento di tutelare il nostro territorio».
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