Il Tirreno

Pontedera

La protesta pacifica di Tania

di Gianni Bianchi
La protesta pacifica di Tania

Ogni giorno si presenta davanti al suo ex luogo di lavoro per ottenere gli stipendi arretrati

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POMARANCE. Una protesta pacifica per far valere le proprie ragioni, questa la scelta di Tania Umarova, 37enne di origine Moldava, ex receptionist dell’hotel Pomarancio, struttura alberghiera di proprietà del Comune, in gestione alla società privata Costanza Srl.

Da aprile Tania, affiancando il suo destino a quello di altri cinque colleghi dell’hotel, ha lasciato il posto di lavoro perché non veniva pagata.

La vertenza. «La situazione era diventata insostenibile – motivarono in coro sei lavoratori, tra cui anche Tania – non solo l’azienda è in ritardo con i pagamenti degli stipendi da vari mesi, ma i rapporti con il personale erano diventati difficili, con problemi di comunicazione e di organizzazione, nonché con una continua mancanza di rispetto degli orari».

Ne è seguita una vertenza sindacale, con un successivo muro contro muro tra stipendiati e datore di lavoro. Una di quelle beghe che in Italia possono andare avanti anche degli anni e che a volte sembrano tanto assurde a chi arriva dall’estero.

La protesta. Al quel punto però Tania, sfiduciata e arrabbiata, ha deciso di organizzare una personale protesta. Di prendere in mano la situazione e far tutto per conto suo.

Niente di trascendentale; un piccola e pacifica rivendicazione che consiste semplicemente nel presentarsi ogni giorno davanti al proprio ex luogo di lavoro e, buste paga alla mano, chiedere quegli stipendi che ancora deve percepire.

I diritti. «Vorrei solo avere i miei soldi, solo questo, sono due mensilità più la liquidazione, oltre duemila euro. E proseguirò questa pacifica protesta finché posso, perché non ho nulla da nascondere, voglio solo giustizia, ho intenzione anche di rivolgermi alla televisione» afferma Tania.

«Fui assunta al “Pomarancio” a luglio 2012 – ricorda – e percepivo 500 euro per occuparmi della reception dalla 7 alle 11 della mattina, con il lunedì libero. Preparavo anche le colazioni, apparecchiavo, sparecchiavo, più check in, check out prenotazioni. I rapporti erano buoni».

Tania all’epoca aveva da poco partorito il suo secondo figlio, e stava mettendo su quella che è la sua attuale "famiglia italiana" col compagno Claudio, di Pomarance. «All’inizio le cose andavano bene, il bambino potevo lasciarlo alla mamma del mio compagno, non dovevo prendere la macchina ed ero vicinissima a casa, e dato che l’ambiente di lavoro era buono facevo anche delle ore in più senza pretendere nulla, non è facile trovare un buon lavoro al giorno d’oggi, poi però la situazione è diventata difficile» dice.

L’arrivo. «Sono venuta in Italia nel 2005, lasciando in Moldavia una bimba piccola di 9 anni, che adesso è qui con me, studia a Cecina, ma per circa tre anni non ho visto mia figlia, ho lavorato come badante a Ponteginori, ho avuto anche fortuna perché ho trovato una famiglia meravigliosa. Però sono venuta per lavorare, non per essere sfruttata, non per essere presa in giro».

« Se avessi potuto lavorare in Moldavia sarei rimasta a casa - continua la ragazza - i miei genitori mi mancano, e anche adesso per me è importante lavorare per mandare dei soldi a casa, dove abitano i miei. Basterebbe anche un piccolo contributo, per noi cento o duecento euro vogliono dire molto. Duemila euro sono tanti soldi dalle mie parti, e altrettanti problemi risolti, chiedo solo quello che ho guadagnato col mio lavoro, perciò protesto. E continuerò a presentarmi tutti i giorni davanti all’albergo finché non avrò ottenuto il mio obiettivo» chiude Tania. Che ogni giorno appare davanti ai suoi ex datori di lavoro, con le buste paga in tasca e si ferma lì davanti fosse anche solo per prendere un caffé e, nel contempo, far sentire la sua presenza

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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