Il Tirreno

Pontedera

L’abbraccio di Volterra al suo Giusto

di Rino Bucci
L’abbraccio di Volterra al suo Giusto

Si è spento a 97 anni Mario Canessa. Partigiano, scrittore e uomo di Stato, nel 2011 aveva avuto la cittadinanza onoraria

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VOLTERRA. Se ne era andato da ragazzo: destinazione Milano dove con una borsa di studio si era iscritto alla Cattolica. Per mantenersi, però, lavorava in Polizia che avrebbe scalato fino a raggiungere i vertici più alti.

Il legame tra Volterra e Mario Canessa in quasi cento anni non si è mai sciolto.

«Quando salivo per lavoro nella città etrusca mi chiedeva di portarlo - racconta l’amico Mauro Ermiti - allora andavamo insieme; io tra le mie consegne e lui in città, con gli amici con i quali era cresciuto».

Volterra perde il suo “Giusto tra le Nazioni”. Si è spento nella sua casa di Livorno, a 97 anni. Ed era un uomo che in tempo di guerra ha salvato la vita a molti ebrei aiutandoli a superare il confine con la Svizzera, che è stato partigiano con Pertini e che da dirigente di Polizia ha affrontato la Brigate Rosse e gli estremisti di destra. Il racconto della sua storia si deve alla curiosità degli altri perché l’umiltà di Canessa lo portava a parlare poco di sé.

«Eppure è sempre rimasta una persona semplice - ricordano i coniugi McAvoy - un uomo alla mano con cui si potevano trascorrere dei momenti di puro piacere». Furono loro ad accompagnare Canessa al Quirinale quando il presidente Napolitano gli concesse tutti gli onori della Repubblica per essere entrato nello Yad Vashem. E con loro c’era anche Ermiti: «Fu una giornata memorabile che Mario volle condividere con gli amici. Era generoso di natura».

E anche la sua città volle celebrarlo con la consegna, nel giorno della Festa della Repubblica, della cittadinanza onoraria. A lui che proprio tra le mura e in tempo di guerra si prodigò per trovare un nascondiglio al dentista ungherese di origini ebree Emerico Lukcas.

Era il luglio del ’44 e a Volterra c’erano in nazisti che stavano battendo in ritirata. Canessa conosceva il dottore perché una delle sue sorelle lavorava nello studio. Non solo lo salvò ma riuscì anche a conservare tutta la strumentazione del laboratorio dentistico.

«Lo avevamo conosciuto quando venimmo in Italia per vivere a Volterra - ricordano i McAvory - Mario aveva la casa di famiglia in Bellavista e capitava spesso di vederlo da quelle parti. Da lì è sfociata l’amicizia».

Poi, la casa venne venduta ad una famiglia tedesca e la residenza si stabilì definitivamente a Livorno.

«Ma non è mai stato un addio», dice Ermiti.

Lo dimostrano anche le sue opere, perché oltre che ad essere un uomo di Stato e un partigiano durante la Resistenza, Canessa è stato scrittore.

Si è molto interessato alla vita di San Lino il successore di Pietro in Vaticano, il secondo papa della storia. Quello venuto da Volterra. E poi ha scritto diverse volte per la Spalletta, il giornale volterrano.

«Che possa non essere dimenticato". Ha saputo portare alto il nome di Volterra nel mondo fino al Giardino dei Giusti, custode di quel patrimonio cui l'umanità dovrebbe ambire», dice il sindaco Marco Buselli.

«Ho partecipato alla cerimonia di conferimento del titolo di Giusto tra le Nazioni alla Sinagoga di Livorno. Mario è stato un volterrano nel carattere fino al midollo, schivo, umile, e i suoi meriti sono emersi solo per caso e contro la sua volontà», ricorda l’assessore Paolo Moschi.

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