Il Tirreno

Pontedera

Bollettini a pioggia per il canone speciale imprese in rivolta

di Rino Bucci
Bollettini a pioggia per il canone speciale imprese in rivolta

Da viale Mazzini sono state inviate centinaia di richieste Artigiani, liberi professionisti e aziende nel mirino della Rai

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PONTEDERA. Sono arrivate la scorsa settimana, a pioggia. Centinaia di lettere con dentro un bollettino da oltre quattrocento euro. A scrivere è Mamma Rai che chiede i soldi per il canone speciale riservato a chi ha un negozio, un'attività in proprio o un'azienda. Basta che ci sia una partita Iva aperta e la richiesta parte in automatico, se poi l'artigiano non ha una tv o un pc - e nemmeno una sede in cui lavora nei casi più eclatanti - non importa, le lettere arrivano lo stesso.

A ritrovarsele nella cassetta della posta sono stati centinaia di imprenditori da Cascina a Pontedera, da Vicopisano a Buti che, tra l'arrabbiato e l'allarmato, hanno subito bussato agli sportelli delle associazioni di categoria per capire come muoversi.

Va precisato immediatamente che non si tratta di un sollecito di pagamento ma di una richiesta di informazioni.

Da viale Mazzini chiedono se per caso il destinatario utilizzi dispositivi diversi dalla televisione per deliziarsi con i suoi programmi.

Dribblato lo spettro di dover aprire il portafogli, però, gli imprenditori dovranno aver cura di rispondere e giustificare che il mancato pagamento è dovuto al fatto che stanno usando il pc non per passare qualche ora davanti al palinsesto Rai ma per emettere fatture e stampare preventivi.

L'ennesimo passaggio burocratico che i professionisti vedono come un altro ostacolo alla loro attività. E a qualche giorno dalla norma che li obbliga a dotarsi di un Pos per i pagamenti che superano i trenta euro.

«Ogni anno in questo periodo sono arrivate sempre sollecitazioni in questo senso e in questi giorni addirittura si è estesa ancora di più la platea delle aziende a cui è stato inviata la missiva - spiega Remo Urti, coordinatore della Cna Valdera - ma non solo, si lascia al contribuente l'onere di effettuare verifiche tecniche (per capire se pagare o meno) indubbiamente non alla portata di tutti. Certo non si può pretendere da piccole imprese e artigiani di avere conoscenze tecnologiche così approfondite. E così alcuni nel dubbio stanno pagando per paura di sbagliare. Mentre invece non dovrebbero pagare nulla, perché la presenza in ufficio di un pc per solo uso amministrativo, non collegato a un sintonizzatore non fa scattare l'obbligo del canone».

Nonostante tutto i bollettini vengono recapitati anche a chi lavora a domicilio e quindi non ha una sede «e addirittura anche ad aziende che già hanno a suo tempo comunicato di non essere tenute al pagamento», spiega Urti.

«L'invio di queste comunicazioni dalle imprese è visto come un ulteriore balzello che si scarica sui costi aziendali - conclude il responsabile Cna - in un momento di crisi economica. E si va ad aggiungere all'obbligo scattato il 30 giugno di dotarsi di Pos per i pagamenti superiori a 30 euro. Anche questo provvedimento per molte imprese equivale a un'imposta a favore delle banche che, in media, può costare fino a 300 euro l'anno».

@RinoBucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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