Sicurezza
I medici hanno fatto scattare il protocollo del “Codice rosa”
PONTEDERA. Si chiama “Codice rosa” il protocollo previsto per chi subisce violenza, senza distinzione di genere o età, o che a causa della loro condizione di debolezza possono diventare vittime di...
PONTEDERA. Si chiama “Codice rosa” il protocollo previsto per chi subisce violenza, senza distinzione di genere o età, o che a causa della loro condizione di debolezza possono diventare vittime di comportamenti violenti. Donne ma anche bambini, anziani, immigrati, omosessuali. Tra le persone che, dopo avere subìto aggressioni e violenze, si sono rivolte al pronto soccorso e successivamente alle forze di polizia, la maggior parte riguarda donne (i numeri sono stati forniti alcuni mesi fa dal commissariato di Pontedera nel corso di un incontro). Persone adulte che hanno un’età compresa tra i 20 e i 69 anni. È entrato nel percorso speciale, al quale è stato dato il nome prendendo spunto dal fiore della rosa, anche un bambino che ha meno di due anni.
Nel caso di Pontedera e della Valdera la maggior parte delle vittime arriva al pronto soccorso del “Lotti”. Da qui i medici attivano il progetto - non è facile per chi subisce un sopruso denunciare - che assicura loro un’accoglienza e un ascolto adeguati al dramma che stanno vivendo. Un fenomeno (e c’è ancora molto sommerso) in continuo aumento, di cui è necessario parlare anche per aiutare le vittime ad uscire dall’isolamento. Il protocollo viene fatto scattare insieme al codice di gravità, da personale addestrato a riconoscere segnali non sempre evidenti di una violenza subita anche se non dichiarata. Quando viene assegnato un “Codice rosa” si attiva il gruppo operativo composto da personale sanitario (medici, infermieri, psicologi) e dalle forze dell'ordine. Il gruppo operativo dà cura e sostegno alla vittima, avvia le procedure di indagine per individuare l'autore della violenza e se necessario attiva le strutture territoriali. Al “Codice” è dedicata una stanza apposita all'interno del pronto soccorso, la “stanza rosa”, dove vengono create le migliori condizioni per l'accoglienza delle vittime.
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